La prima volta che nel Ventriloquio, narrazione umoristico-satirica dell'Italia dagli anni novanta a oggi, si accenna al tema dei parchi di divertimento è in riferimento a quel periodo di euforia che succedette al crollo del muro di Berlino, accolto con grandi festeggiamenti nella Germania riunificata: "Andavano in gruppo in Germania a festeggiare e
quella si era trasformata in un grande lunaparc,
dicevano, con discoteche che andavano di giorno e di notte e le belle donne che
lavoravano senza quel coso... come si chiama? mi avete capito. Nello stesso
tempo in Germania si davano tantissimo daffare e le discoteche erano anche
fabbriche e viceversa, perché si faticava cantando e ballando per la felicità
di essere nella Germania unita. E tutti appunto correvano là a lavorare, oltre
che a divertirsi, da tutti i Paesi intorno. E c'era andato pure il marito di
mia nipote Maruccia a vedere di persona, ché il mondo stava cambiando e non si
poteva perdersi lo spettacolo.
Era proprio così come raccontavano: gli uomini
facevano le acrobazie per guadagnare di più e le donne camminavano sul filo per
spendere di meno. E poi tutti si spostavano, nessuno stava fermo, ognuno voleva
cambiare la sua vita.
Nell'euforia generale qualcuno diceva che tutto
stava andando per il meglio pure in Italia, le ricchezze aumentavano e potevamo pure permetterci di non pagare le
tasse." (pagg 16-17).
E' la festa del capitalismo trionfante e il suo mito che il lavoro sia un grande divertimento collettivo. Ritroviamo l'associazione fabbrica-discoteca là dove si parla del Billionaire di Briatore:"In Sardegna c'era un
altro importante imprenditore e uomo di mondo che andava forte e aveva aperto
una discoteca più grande di tutte le discoteche. Lì dentro ballavano le ragazze
con gli uomini più ricchi d'Italia, d'Europa e addirittura del pianeta! Si
occupavano tutti di macchine o di motori o di iòct o di vestiti di lusso, e
ballando facevano anche gli affari: scherzando allegramente le producevano
pure, le fuoriserie e i pezzi unici. A passarci lì una serata qualcuno poteva
anche pensare che l'Italia era tutta una discoteca danzante di produzione…" (pag 63).
Finito l'idillio degli anni novanta, in un passaggio sulla Cina, si accenna a piscine inserite dentro la fabbrica per favorire la ricreazione dei lavoratori chiusi dentro: "Non sapeva che invece in Cina morivano addirittura
per il troppo lavoro, altroché paradiso terrestre… Non riuscivano più a uscire
dalla fabbrica (gli avevano fatto pure la piscina dentro per farli svagare fra
un turno e l'altro, come premio per lo straordinario), avevano eretto reti
metalliche intorno ai reparti per non farli gettare nel vuoto o fuggire, ché
fuggire era come suicidarsi. Dovevano imprigionarli e legarli alle macchine
perché tutto il lavoro era migrato in Cina, da tutti i Paesi del mondo, e qui
non ce n'era più, nemmeno a cercarlo nei buchi dei tombini o sui tetti dei
palazzi. Là si suicidavano per la fatica, qua per la noia di non avere niente
da fare… Era tutto un suicidio collettivo." (pag 75).
