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domenica 29 giugno 2014

Nipotine di Virginia

Si tende a dire che le scrittrici sono meno sperimentali degli scrittori, per costituzione (femminile) più conservatrici, meno portate all'esplorazione, all'avventura, al nuovo. C'è del vero, per questioni antropologiche e storiche.
Non mancano tuttavia le eccezioni, come quella della celebre Virginia.
Mi è già capitato, su questo sito e altrove, di citare per gli aspetti sperimentali Marosia Castaldi (nel post Inventio) e il brillante caso della giovane Heather Mc Gowan (nel post Splendidi tessuti).
Inoltre, felice scoperta, sfogliando le opere delle ultime generazioni (italiane!) mi è capitato d'imbattermi nella notevole originalità stilistica di Emmanuela Carbé. (Mi scuso con le autrici che non ho letto, che non mi è accaduto d'incrociare mai su riviste, antologie o nella grande e dispersiva rete, autrici che sicuramente esistono, stanno sperimentando, stanno lavorando magari con risultati interessanti ma che nessuno o pochi sono arrivati a conoscere.) Si sarebbe detto che, soprattutto a causa del potente influsso conformistico del mercato editoriale, oltre che per la situazione storica di particolare stallo, immobilismo, riflusso, gli ultimi decenni non avrebbero potuto produrre grande innovazione. Invece qualche fermento c'è, magari non proprio sotto i riflettori offerti dalle maggiori case editrici, come dimostra l'ampia e articolata antologia La terra della prosa, curata da Andrea Cortellessa e uscita per i tipi dell'Orma (Roma 2014), che pesca abbondantemente da medi e piccoli editori.

domenica 9 febbraio 2014

Splendidi tessuti sintattici

Antonio Lobo Antunes, Che farò quando tutto brucia? (2001, Feltrinelli, Milano 2004)

"- Tuo nipote nonnina 
mia nonna nel salotto buio coronata di immaginette e di candele mi allungava le orecchie e mi aumentava i denti, avrebbe finito per divorarmi e per sparpagliarmi a terra come fanno i maiali, le dita smettevano di colpo intrecciandosi in grembo, una domanda polverosa si faceva strada tra i fazzoletti neri
vestita a lutto fino all'anima
- quale nipote figliola? 
rivolgendosi non a mia madre, a un pollo che si frugava sotto le ali con una frenesia di calcinaccio, le palme delle mani separavano tenebre, desistevano
- quale nipote figliola?
mentre mi ricomponeva il profilo con gesti affrettati, se abitassi a Bico da Areia correrei più veloce degli infermieri, dei cavalli, mia nonna cercava mia madre, le misurava il volto con i pollici 
- sei dimagrita Judite
un giorno o l'altro vado a trovarla al paese fra gli olmi, sfuggendo alle ortiche, ai topi, i suoi occhi mi indovinano i passi senza udirli, le dita impastavano il vuoto incuriosite, si diceva che il mio defunto nonno apparisse di notte con la zappa in resta
- Camélia 
alzando il coperchio delle padelle con la fame dei morti e l'alito ammuffito, desideravamo vivere, non riuscivamo a fuggire e tutto tranquillo intorno, la maestra passeggiava sulla strada del cimitero dopo scuola, api e ancora api nei tronchi dei pioppi, mia nonna alla zappa
- Non verrai mica a rubare, vero?
non vengo a derubarti nonna…" (pagg 18-19).
Ampio esempio di flusso di coscienza (ininterrotto per tutto il romanzo) intarsiato da frammenti di dialoghi ricordati, riportati frammezzo ai pensieri; stream of consciousness intagliato, arabescato, nuovo.