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mercoledì 28 dicembre 2011

Che più azzurro non si può

Romanzo inedito
Dal capitolo "Verso l'Explò"

Un uomo della Provvidenza era chiamato a salvarci da un altro uomo della Provvidenza. Andando avanti di questo passo dove si voleva arrivare?
La paura cresceva di giorno in giorno. P come paura, P come pensioni. Qui si aspettava il taglio più grosso, la vera mannaia.
"Dobbiamo rimettere in moto Crescita…" diceva il governo tecnico di esperti. Era diventato un nome proprio Crescita, ne parlavano come di una persona, la signora Crescita in sedia a rotelle da rimettere in movimento. Lazzaro, al confronto, non aveva goduto di così tante attenzioni…
Il Patron de' Paperoni, dietro le quinte, dava utili consigli, faceva ora il grande suggeritore e soprattutto ripeteva: "Guai a toccare i grandi patrimoni! Fine! Rovina! Fulmini e saette!"
Ragazzi, non ci crederà nessuno, ma nel 2012 altroché fine del mondo… dovevamo vedere il mondo ringiovanire: i vecchietti in rivolta con i giovani e tutti a rifare un'altra società, molto più bella e giusta.

martedì 27 dicembre 2011

Che più azzurro non si può

Romanzo inedito
Un brano tratto dal capitolo "Verso l'Explò"

Niente da fare. Lo spid rimbalzava da tutte le parti come una scheggia impazzita. Dalle piazze del mondo facevano sloggiare rapidamente gli indignati, che così diventavano desaparesidi.
Mio marito nei suoi sonni lunghissimi faraonici sognava la Lagrand.
"E chi è la Lagrand?"
"Come? Non sai chi è la nuova presidentessa del Fondo monetario, quella dagli occhi magnetici magmatici come un drago?"
"Mah, a me sembrano tutti dei draghi…" faceva eco uno dei pensionati.
L'intera casa di riposo era in subbuglio. Si parlava di tagliarci le pensioni, ohè!

Che più azzurro non si può

Romanzo inedito
Dal capitolo "Verso l'Explò"


Lo spid! Lo spid! Era quello il terribile pericolo. Come Spidi Gonzales ci correva dietro, mandava tutto a gambe all'aria: governi, Stati sovrani e non sovrani, perfino continenti e superpotenze. Lo spid era il debito che si era messo a crescere da far paura e nessuno riusciva più a fermarlo. La Mercegalla gridava che eravamo sull'orlo del baratro e stavamo per caderci dentro.
Il governo aveva fatto alcuni annunci ma poi se li era rimangiati. Era impossibile, per esempio, dimezzare il numero dei parlamentari, una cosa proprio contronatura quasi come un karakiri… Oppure trovare gli evasori delle tasse: quelli stavano nei paradisi tropicali e noi, in paradiso, non potevamo farci nemmeno una capatina per catturarli.

lunedì 26 dicembre 2011

Che più azzurro non si può

Romanzo inedito
Un brano tratto dal capitolo "Verso l'Explò"


C'era un gran parlare di un transatlantico sballottato dai venti e dalle tempeste. Questo transatlantico navigava in cattive acque e l'altezza delle onde, come montagne russe, la si poteva constatare e apprezzare (a seconda dei punti di vista) nel grafico dell'andamento delle borse, grafico che era sempre in prima pagina quando scendeva ai minimi storici e come prima notizia nei telegiornali di tutta quella burrascosa estate. Con la paura degli uragani o dei fuochi nella stiva, si facevano grandi manovre per mettere al sicuro i tesori che su quel transatlantico da qualche parte dovevano essere stipati e nascosti. Si manovrava molto e si buttavano giù pesi per alleggerire il carico stracarico, mentre non si poneva limite al crescere delle ricchezze stipate, anzi si doveva far loro sempre più posto nella stiva e buttare a mare un sacco di pesi inutili.
Dovevamo rimboccarci le maniche e darci un gran da fare per tenere a galla casinò e piste da ballo, piscine, auto di lusso, aperitivi e cocteil. E, nonostante quel gran lavorare, stavamo ogni giorno col fiato sospeso per la sorte del transatlantico carico di tesori, idromassaggi e campi da tennis e sale giochi, banche e locali notturni e roulette russe che facevano girare la testa… dove ogni tanto qualcuno, per la gran noia di stare in mezzo a troppi divertimenti, prendeva l'accendino e così, per togliersi uno sfizio, dava fuoco ai miliardi: "Oggi bruciati 200 miliardi sul transatlantico Eurozona," scrivevano i giornali, oppure "Oggi bruciati 100 miliardi più di ieri"!
Dopodiché qualcuno scendeva nella stiva a guardare: ma c'erano ancora le ricchezze?
Oltre che un grosso animale col naso schiacciato per essersi buttato a capofitto nel mare, l'Europa somigliava ogni giorno di più a un castello dell'orrore pieno di divertimenti paurosi e pazzeschi.