Il passo di questo brano è un passo svelto, contrario al racconto. Non è infatti un racconto ma una visione o una sensazione.
Per la città mi muovo sempre velocemente. Non passeggio. Ho l'andatura di chi ha fretta di arrivare al lavoro o un appuntamento, di chi ha degli impegni da sbrigare. Il contrario del flâneur, che non ha niente da fare, almeno per alcune ore, e si guarda intorno, si sofferma sui particolari, sorride alle cose o si abbandona ai suoi pensieri. Il flâneur è una figura anacronistica nelle nostre metropoli, il suo corrispettivo potrebbe essere l'homeless, che è però il più delle volte un flâneur forzato, degradato e irrequieto, un flâneur ansieggiato da innumerevoli problemi, anche lui diverso nella sostanza dall'artista stile Baudelaire, un privilegiato anche se ribelle.
Nemmeno il disoccupato è un contemplatore. Dedica molto tempo a leggere le inserzioni di lavoro, a scriverne o a fare il giro dei supermercati cercando quelli che fanno più sconti. E' un ottimo conoscitore dei mercatini di quartiere e, con l'andar del tempo, se non trova qualche occupazione in nero, assume le abitudini della casalinga, figura sociale nient'affatto priva di lavoro, ma al contrario superoccupata in diversi lavori non pagati, perno del ménage familiare, punto cui si riferiranno tutti i componenti della famiglia allargata per le più varie commissioni e incombenze.