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giovedì 22 dicembre 2011

Counseling informale

Racconto tratto dalla raccolta Regressioni

"E' un counseling informale. La prima volta ci si può incontrare fuori, se vuole, anche nei pressi del suo ufficio. Lo dico per lei, così perde meno tempo per farsi un'idea. Una normale chiacchierata fra amici tanto per rompere il ghiaccio. In un secondo tempo si passa in studio." "Informale…? Non avevo mai sentito parlare di questa pratica…"
"E' nuova infatti. Appena importata dagli States. Innovativa."
"Lei sarebbe in città comunque?"
"Sì."
"Ascolti… Se è così informale, non si potrebbe fare per telefono?"
"No… no. Ecco, il counseling richiede la viva presenza. Il vis-à-vis è importante."
"Sono indeciso. Il suo annuncio mi ha incuriosito ma non saprei…"
"Ci pensi pure. Quando decide, mi richiama."

Perso. Gli indecisi non decidono. Dovevo decidere io per lui; dire qualcosa del tipo: tentar non nuoce o una scemenza così. Quando si rimanda, non richiamano, è scontato.
Lavorare molto sulla chiusura della frase, diceva bene il mio amico…

"E' un counseling informale… Inizialmente ci s'incontra in un bar, in un locale qualsiasi… poi si vede se è il caso di passare in studio…"
"No, così non va: troppo scanzonato, sembra una presa per il culo. Counseling informale fa un buon effetto, va bene; ma devi curare di più il resto della frase. La conclusione è decisiva. Riprova."
"Pronto… Sì, è un counseling informale. Si fanno due chiacchiere per cominciare, poi si passa in studio."
"Così va già meglio. Molti alla parola studio non fanno più motto: percepiscono la professionalità."

martedì 13 dicembre 2011

Top model d'oltretomba

L'incipit del primo racconto della raccolta Mannequins

L'unica vistosa stranezza era dovuta al fatto che nell'imbalsamatura non si riuscivano a conservare gli occhi aperti. Mettere le biglie di vetro avrebbe creato un effetto troppo falso. Infine i truccatori dovevano essersi rassegnati a lasciare le palpebre abbassate, come per pudore: dopotutto si sarebbe potuto pur sempre mettere in risalto il morbido effetto del mascara. Quell'ombreggiatura sul levigatissimo viso conferiva anzi l'impressione di un sonno sereno, così da meritare alle fanciulle la dolce sembianza di dormienti.
Quelle ragazze perlopiù erano morte di morte naturale e le madri ne  avevano fatto imbalsamare i corpi per trasferirle così, nel fiore degli anni, nei campi elisi della bellezza eterna. Alcune di esse, defunte, erano persino diventate top model o comparse nei film. Mentre le membra venivano svuotate e riempite di sostanze chimiche, naturalmente, venivano anche un po' corrette, dimodoché tutte quelle infelici creature, così sfortunate in vita, restavano su questa terra in figura di corpi perfetti. Tant'è vero che, a proposito di questa nuova usanza, qualche critico parlava già con convinzione di body art.