Racconto tratto dalla raccolta Regressioni
"E' un counseling informale. La prima volta ci si può incontrare fuori, se vuole, anche nei pressi del suo ufficio. Lo dico per lei, così perde meno tempo per farsi un'idea. Una normale chiacchierata fra amici tanto per rompere il ghiaccio. In un secondo tempo si passa in studio." "Informale…? Non avevo mai sentito parlare di questa pratica…"
"E' nuova infatti. Appena importata dagli States. Innovativa."
"Lei sarebbe in città comunque?"
"Sì."
"Ascolti… Se è così informale, non si potrebbe fare per telefono?"
"No… no. Ecco, il counseling richiede la viva presenza. Il vis-à-vis è importante."
"Sono indeciso. Il suo annuncio mi ha incuriosito ma non saprei…"
"Ci pensi pure. Quando decide, mi richiama."
Perso. Gli indecisi non decidono. Dovevo decidere io per lui; dire qualcosa del tipo: tentar non nuoce o una scemenza così. Quando si rimanda, non richiamano, è scontato.
Lavorare molto sulla chiusura della frase, diceva bene il mio amico…
"E' un counseling informale… Inizialmente ci s'incontra in un bar, in un locale qualsiasi… poi si vede se è il caso di passare in studio…"
"No, così non va: troppo scanzonato, sembra una presa per il culo. Counseling informale fa un buon effetto, va bene; ma devi curare di più il resto della frase. La conclusione è decisiva. Riprova."
"Pronto… Sì, è un counseling informale. Si fanno due chiacchiere per cominciare, poi si passa in studio."
"Così va già meglio. Molti alla parola studio non fanno più motto: percepiscono la professionalità."