Visualizzazione post con etichetta fiodor dostoevskij. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fiodor dostoevskij. Mostra tutti i post

mercoledì 21 dicembre 2011

Note a margine di un kamikaze d'Occidente

Dal romanzo inedito Nell'altra stanza


Sono cambiato. Sono cambiato? Sono finalmente un uomo-macchina, un uomo col motore, un uomo con le ali ai piedi? Produco? Faccio ricchezza? Vivo in velocità? Sono dinamico e flessibile? Di giorno fattorino motorizzato, di notte ombroso pensatore… macchinoso pensatore… velocista e ricercatore di pensieri ricercati… intellettuale cupo come uno stoico in esilio (Vivi nascosto…), uomo primitivo nell’elaborazione del lutto, inutile sognatore confinato nel limbo dei pensieri notturni…
Riuscirà a farsi questo uomo? Riuscirà a farsi da sé? Riuscirà a partorirsi dopo questa lunga gestazione?

Attraversando il centro mi sorprendevo a immaginare che fra tutta quella gente ci fosse un mio simile. Chissà, mi dicevo, se fra quei ragazzi che sciamano per il centro nell’ora dello shopping ve n’è almeno uno che, scorgendo la propria immagine riflessa fra gli abiti della vetrina, è in grado di avere, chiara e inequivocabile come una conversione sulla via di Damasco, la comprensione che molti uomini, piante e animali debbono essere sfruttati, schiavizzati o uccisi affinché lui, andando a zonzo per la città, questo pomeriggio dopo la scuola possa ammirare, in un negozio fra i tanti che lo attirano, le diverse paia di scarpe da ginnastica di colori deliziosi, di materiale robusto ma dalla linea slanciata, leggere come piume ma adatte ad ogni sforzo; affinché lui possa permettersi, di fronte a tutte quelle paia di mirabile fattura, di restare indeciso, desiderarle tutte e nessuna, con l’indifferenza di chi ha già tutto, acquistarle tutte o lasciarle là, nella loro bella mostra, nella loro artistica esposizione, con un’alzata di spalle. Confrontando il basso costo dei saldi con decine di altri forse avrà l’intuizione del costo umano che deve corrispondere a quella cifra sorprendentemente irrisoria, quasi irreale, che gli consentirebbe adesso di acquistare tutte e tre le paia di scarpe che desidera e di alternarle a seconda dell’abbigliamento e del tempo: un costo altissimo dato dalla somma di lavoro minorile, lavoro nero e deforestazione progressiva. Quel ragazzo resterà schiacciato irreversibilmente dalla scoperta che molte persone, piante, animali sono stati sacrificati affinché lui potesse essere libero di andare a zonzo per la città senza far nulla, di giocare o di sprecare la sua vita.  
Quel ragazzo forse diverrà anche lui un giorno un kamikaze d’Occidente.

martedì 20 dicembre 2011

Dialogo con Kirillov

Dal romanzo inedito Nell'altra stanza


Kirillov non si uccide perché “ha deciso”. Si uccide perché viene trasportato verso la morte da un desiderio profondo. Proclama ai quattro venti la sua teoria del suicidio gratuito finché non trova qualcuno che gliela fa attuare per una propria convenienza. Non si uccide perché lo vuole (o, meglio, lo vuole ma temporeggia): altri, a un certo punto, esigono la dimostrazione della sua teoria (ed è lui stesso a esigerla). Se non ci fosse la stretta finale di Petr Stepànovic, forse rimanderebbe continuamente la decisione, sentendosi in ogni attimo della propria vita libero di scegliere. L’uomo della libertà assoluta fa la fine della pedina…
Non è lui che “ha divorato l’idea”, si legge nei Demoni; “è l’idea che ha divorato lui”.
Non è l’uomo che divora il pensiero, è il pensiero che lo divora.

Kirillov è qui che va su e giù per la mia stanza. Gli dico: “Rilassati, c’è sempre tempo…”
“Ma io voglio affermare la mia libertà! Io non ho paura di niente! Se non lo faccio, non sono dio; sono un uomo qualunque…”
“Che t’importa di essere dio?”
“Ce l’ho con l’idea di dio, quella che hanno inventato e proiettato al di sopra di noi. Quella vile menzogna ci tiene aggiogati.Mi ha rovinato la vita…La voglio tirare giù!”
“Fa’ pure, ma dopo non succederà niente di speciale. Sarai dimenticato come uno qualsiasi. Sarai dimenticato e il mondo non cambierà.”
“Perché non fai qualcosa anche tu? Ognuno dovrebbe fare qualcosa... Inventati qualcosa anche tu…”