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sabato 17 dicembre 2011

Luigi Di Ruscio, "sprigionatore" di parole

Massimo Rizzante, nel saggio Non siamo gli ultimi (Effigie, Milano 2009), commenta un racconto di Asar Eppel' (della raccolta Via d'erba, Einaudi, Torino 2002), in cui dei ragazzi, durante l'avanzata tedesca verso Mosca, in uno dei momenti più drammatici della storia, si divertono a lanciare vasetti di senape contro una fontana. "E' la bellezza del presente ordinario," commenta Rizzante, "incastonato come un diamante nelle nefandezze del passato e della guerra."
In modo analogo nel romanzo Cristi polverizzati di Luigi Di Ruscio (Le Lettere, Firenze 2009), in un periodo di grande povertà e di massimo pericolo quale fu il 1943, dei ragazzini piceni, liberi di scorrazzare per i campi e largamente inconsapevoli di quello che sta accadendo intorno a loro, vanno in giro per giornate intere a nutrirsi di erbe e fiori, adottati da una natura feconda, trascurata dagli uomini.  "Ai lati delle strade i cardi crescevano inesauribili, scoprivo sempre nuovi fiori mangerecci sfrondavo i rami più sottili e riempivo la bocca di fiori e foglie tenere, pascolavo su campi di sulla, solo le scorze degli alberi non facevano pasto… (…) Passava sui rami un'abbondanza esagerata: nelle case dei contadini c'erano solo donne e vecchi e quindi tutto era meno curato e sarà stato forse per queste mancanze di cure che tutto cresceva meglio… Godevo tutto…" (p. 38)
Passata la guerra, con la maturità, arriva la comprensione del proprio mondo, umile, emarginato e analfabeta, espropriato durante secoli duro lavoro, da una classe di ricchi proprietari fondiari e clericali.

martedì 13 dicembre 2011

Per un corpo

Una delle battaglie più cruente dell'Iliade si svolge intorno al corpo di Patroclo già morto. Il canto XVII è interamente dedicato allo scontro fra achei e troiani che si contendono per un giorno intero le spoglie del giovane acheo, caduto indossando le armi di Achille.
La descrizione omerica di una battaglia feroce, senza esclusione di colpi, per un corpo abbandonato dalla vita fa pensare alla lotta altrettanto strenua che si sta svolgendo ai giorni nostri intorno al corpo della giovane Eluana Englaro, in stato vegetativo permanente da diciassette anni.
Al di là dell'amarezza o dello scandalo di varie constatazioni che sono state fatte su questo caso, la cosa che può continuare a sorprendere, se si cerca di guardare le cose, per esempio, con l'occhio distaccato dello storico, è il contrapporsi delle forze in campo, a suon di sentenze e contro-sentenze, solo per decidere di un corpo che non appartiene più in ogni caso alla persona che fino all'età di vent'anni lo aveva posseduto. È un corpo senza persona, perché quella persona non lo muove più, non lo nutre più, non lo percepisce né pensa più. La persona che lo abitava lo ha abbandonato al momento di un fatale incidente il 18 gennaio 1992. Dal punto di vista clinico le speranze di un miglioramento, che nella maggioranza dei casi di SVP restano vive per due anni, svanirono dopo un peggioramento delle condizioni cerebrali avvenuto durante il primo anno.
Facciamo dunque affacciare per un attimo uno storico alla stanza di questa fanciulla in coma irreversibile del 2009.