Massimo Rizzante, nel saggio Non siamo gli ultimi (Effigie, Milano 2009), commenta un racconto di Asar Eppel' (della raccolta Via d'erba, Einaudi, Torino 2002), in cui dei ragazzi, durante l'avanzata tedesca verso Mosca, in uno dei momenti più drammatici della storia, si divertono a lanciare vasetti di senape contro una fontana. "E' la bellezza del presente ordinario," commenta Rizzante, "incastonato come un diamante nelle nefandezze del passato e della guerra."
In modo analogo nel romanzo Cristi polverizzati di Luigi Di Ruscio (Le Lettere, Firenze 2009), in un periodo di grande povertà e di massimo pericolo quale fu il 1943, dei ragazzini piceni, liberi di scorrazzare per i campi e largamente inconsapevoli di quello che sta accadendo intorno a loro, vanno in giro per giornate intere a nutrirsi di erbe e fiori, adottati da una natura feconda, trascurata dagli uomini. "Ai lati delle strade i cardi crescevano inesauribili, scoprivo sempre nuovi fiori mangerecci sfrondavo i rami più sottili e riempivo la bocca di fiori e foglie tenere, pascolavo su campi di sulla, solo le scorze degli alberi non facevano pasto… (…) Passava sui rami un'abbondanza esagerata: nelle case dei contadini c'erano solo donne e vecchi e quindi tutto era meno curato e sarà stato forse per queste mancanze di cure che tutto cresceva meglio… Godevo tutto…" (p. 38)
Passata la guerra, con la maturità, arriva la comprensione del proprio mondo, umile, emarginato e analfabeta, espropriato durante secoli duro lavoro, da una classe di ricchi proprietari fondiari e clericali.