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giovedì 24 gennaio 2013

Che mestiere fanno gli scrittori?


In alcuni casi è durato tutta la vita, trenta-quarant'anni; in altri magari solo pochi mesi poi è cambiato. Ma il lavoro spesso non è una libera scelta. Questi sono i mestieri che diversi scrittori hanno raccontato d'aver fatto per sbarcare il lunario o per mantenere sé e la famiglia: operaio, operaio emigrato, portiere, metronotte, trasportatore, cameriere. Appartenendo anch'essi al genere umano, condannato a guadagnarsi la vita col sudore della fronte, com'è noto, è capitato loro di svolgere anche mansioni umili, cosa che accade quotidianamente a miliardi di persone e si rivela utile a conoscere aspetti significativi dei rapporti umani, lo sfruttamento, l'ingiustizia sociale.
Il luogo di lavoro è il luogo in cui maggiormente si esprime la sopraffazione e lo sfruttamento.
Per non parlare dei colleghi… In genere hanno interiorizzato l'imperativo dominante quindi si mostrano indifferenti, malevoli o persecutori se contesti qualcosa e ti opponi alla volontà dell'azienda. Il diverso in ogni caso è isolato e respinto.
Devono succedere proprio cose eclatanti per mutare la situazione e almeno far nascere la solidarietà.


mercoledì 4 aprile 2012

Bio in spiccioli: frammento di cruda realtà

E' successa una cosa traumatica che ha interrotto bruscamente le mie scritture e letture: il mio principale (per esattezza, il capufficio, del piccolo impiego che mi garantisce la sussistenza) mi ha dato uno schiaffo e umiliata pubblicamente sul luogo di lavoro in orario d'ufficio. Ho sperimentato come le vittime spesso e volentieri per vari motivi di convenienza vengano lasciate sole. I colleghi non hanno solidarizzato. Ho soltanto una testimone timorosa di eventuali conseguenze.
Dallo schiaffo ricevuto dal padre in punto di morte da Zeno Cosini nel celebre romanzo di Svevo allo schiaffo ricevuto sul luogo di lavoro, quasi che il mondo patriarcale e autoritario si sia spostato e occupi tenacemente ormai il mondo del lavoro come suo spazio centrale.