Se l'io è una proliferazione immaginaria, come sostiene per
esempio Lacan, non si capisce fino a che punto siano giustificati tutti quei
romanzi così solidamente strutturati, dalle trame così compatte, che si
presentano come granitici monoliti. «Con questo libro,» vorrebbe dire un
editore o un libraio all’acquirente, porgendo il maneggevole blocco di cemento
armato, «puoi star sicuro che ti vendo un buon prodotto, tenuto insieme dal
rigore sintattico e da una logica ferrea. Sei sicuro che non ti si sfascerà fra
le mani privo di senso.» Il modello del cemento armato è probabilmente il
modello con cui sono costruiti questi parallelepipedi romanzeschi che
promettono la tenuta realistica di matrice ottocentesca, senza infiltrazioni o
bolle d'aria, cioè senza nulla che minacci la coesione interna, neanche un
piccolo dubbio. Blocchi pieni di parole tenute insieme con griglie d’acciaio,
forse per far fronte all'elevata competizione: si sa, un vaso di coccio non
viaggia bene in mezzo a vasi di ferro. Ecco, queste narrazioni in cui ogni
personaggio ha un suo carattere definito, un suo destino inscritto nel
carattere, o in cui entrano in relazione soltanto delle maschere sociali più o
meno stereotipate, ci dicono qualcosa di appena un po’ diverso da un saggio
sociologico. Un saggio di sociologia o di economia ha il vantaggio che può
entrare maggiormente nei dettagli, può fornire risposte più precise e
argomentate sul contesto sociale in cui viviamo. Ma perché anche nella prosa
d'immaginazione vengono proposti schemi rigidi, assertivi, convenzionali simili
a fortini inattaccabili? Come a dire: «Non ti vendo un libro, ti vendo un
piccolo fortino in cui trincerarti contro tutte le tue paure».
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lunedì 25 maggio 2020
mercoledì 27 agosto 2014
Lotta di classe sul palcoscenico
Conversazione con Lidia Cirillo sui teatri occupati
R Lidia, mi rivolgo a te non solo perché hai
scritto questo libro sui teatri occupati (Lotta
di classe sul palcoscenico, Alegre, Roma 2014), ma anche perché hai conosciuto
e vissuto molte storie appartenenti al popolo della sinistra… In questo libro
infatti parti da lontano, fai una doverosa premessa storica nel capitolo
intitolato "C'era una volta il Novecento" con una digressione sul
movimento operaio: "Si è chiamato movimento operaio l'insieme sinergico
che in Europa e nel mondo aveva costretto il capitalismo a cambiare per non
morire e quell'insieme aveva solo in parte a che fare con una classe. Certo la
classe operaia, soprattutto quella dei grandi complessi industriali, era stata
il nucleo intorno al quale si era aggregato tutto il resto. Ma il prodotto
finale era stata una costruzione storica, socio-politica e culturale molto più
ampia e complessa, dai contorni incerti, fortemente differenziata e
conflittuale al proprio interno ma appunto sinergica. Essa era composta da una
classe di notevole forza strutturale e capace di farsi centro del conflitto
sociale; da strutture burocratiche e clientelari, che concedevano agi e poteri
ai settori della piccola borghesia più ambiziosi e dinamici; da entità statali
con il loro potere economico e militare, da movimenti di liberazione di Paesi
colonizzati, interessati a mettersi sotto l'ala protettrice dell'URSS e che
talvolta si avventuravano nella creazione di socialismi nazionali più o meno
credibili; da intellettuali creativi attratti dai miti progressivi costruiti
sulle vicende rivoluzionarie del secolo; da socialdemocrazie che mantenevano
aperti gli spazi in cui i rivoluzionari potevano continuare ad agire e da
rivoluzionari che punzecchiavano ai fianchi le socialdemocrazie e gli apparati
politici, costringendoli a scatti per recuperare i rapporti con la propria base
sociale; da mobilitazioni occasionali e da spessi sedimenti organizzativi, da
basi elettorali, da compagni di strada e da alleati… Ora gran parte delle
componenti di questo insieme o non esiste più o ha mantenuto nomi a cui non
corrispondono le stesse realtà del passato oppure ha subìto dinamiche di
disaggregazione, che hanno isolato ciascuno dei pezzi residui dell'insieme
demolito negli ultimi trenta ingloriosi anni." (p 20-21).
Parti dunque
dalla presa d'atto di una profonda disgregazione del tessuto sociale che in
passato aveva consentito l'ottenimento d'importanti risultati, conquiste sempre
più soggette a erosione in tutti i campi, dal lavoro alla qualità della vita,
dai diritti ai beni collettivi. Tuttavia osservi che "un'inedita capacità
di autorganizzazione è l'altra faccia della frammentazione e delle sconnessioni
del corpo sociale. Si tratta di una capacità non universale e che riguarda
alcuni settori e non altri, ma innegabile e conseguenza logica
dell'impoverimento dell'ex-piccola borghesia intellettualizzata, delle maggiori
quantità di conoscenze di cui si serve il profitto e dell'ampliarsi delle
possibilità di comunicazione." (p 23). Con la crisi è il caso di dire che
siano iniziati più decisi momenti di risveglio?
lunedì 19 dicembre 2011
Re mago o re maschera?
Il capo è colui che elargisce favori, esaudisce desideri. Al super-capo, poi, si chiede pure l'impossibile, proprio lì sta il bello. Le sue prerogative hanno qualcosa d'inverosimile e in parte inspiegabile. Com'è possibile, per esempio, che sia così ricco? Eppure lo è. Da dove viene tutta quella ricchezza? Non si sa, la risposta fa parte della sua aura di mistero. Se gli manca l'immortalità, può contare tuttavia su una giovinezza intramontabile. Gli agi, il lusso, la mondanità, le occasioni, le cene ravvivano e allietano le sue giornate densissime d'impegni e d'imprese. Il super-capo non è mai stanco. Tiene a bada gli oppositori, espande la sua area d'influenza, accresce i tesori per sé e per i sudditi, soddisfa aspettative. Ed ecco che le donne si assiepano al suo passaggio… a decine, a centinaia lo circondano e corteggiano. Hanno una quantità di favori da chiedere per sé o per gli uomini che si celano dietro di loro in lunghe catene di aspettative. Se il capo riesce a soddisfare tutte quelle donne (simbolicamente tutte le donne), vuol dire che è certamente in grado di rendere felici tutti, no? Nei rapporti con il capo il desiderio circola in continuazione. Il capo mette in moto i desideri. A chi se non a lui si può chiedere di dirimere un'intricatissima storia di eredità e terreni contesi da generazioni, il permesso di edificare su spazi non edificabili oppure di sospendere un provvedimento già reso attuativo da varie sentenze? E' una fortuna che possieda in quantità smisurata tutto quello che tanti vorrebbero avere! Qualcuno con un bel po' di chance e con le entrature giuste seguirà le sue orme… il grande capo stimola fantasie di emulazione.
domenica 18 dicembre 2011
Zizek blues
Odia il prossimo tuo è certamente un titolo che attira l'attenzione: si tratta dell'ultimo libro apparso in Italia firmato da Slavoj Zizek (Transeuropa, Massa settembre 2009), che con Eric L. Santner s'interroga e interroga grandi pensatori del passato sul tema dell'altro. Il pensiero di Zizek è una festa dell'intelligenza e per l'intelligenza: le sue molte associazioni mentali e le citazioni di filosofi, psicanalisti, registi, scrittori, fenomeni vari di cultura di massa, rendono il ragionamento molto coinvolgente.
Chi è il nostro prossimo? Il prossimo, già nella tradizione giudaico-cristiana, non è il simile, il vicino, ma l'altro, il portatore di un nucleo traumatico estraneo, il sempre-diverso-anche-se-ci-sta-vicino. E' un soggetto diviso esattamente come noi, secondo la psicanalisi, quindi sostanzialmente estraneo anche a se stesso, segnato dall'impossibilità di capirsi totalmente. La conseguenza migliore di questo stato di cose potrebbe essere la solidarietà nell'umiltà: "questa presa di coscienza implica la dimensione di base del perdono e del tollerante vivi e lascia vivere: mai sarò in grado di spiegare me stesso all'Altro, perché io per primo non sono trasparente a me stesso e non otterrò mai dall'Altro una risposta completa alla domanda 'Chi sei tu?', perché anche l'Altro è per se stesso un mistero (…) Il riconoscimento reciproco di questo limite allora apre lo spazio alla socialità che è solidarietà nella vulnerabilità" (p. 94). Questo, nella migliore delle ipotesi.
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