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mercoledì 14 dicembre 2011

Psicopatologia della vita democratica (seconda parte)

Nel primo articolo sulla "Psicopatologia della vita democratica" (dell' 11-2-09) avevamo incontrato la frase "Fatti gli affari tuoi", molto usata dagli italiani e già emblematica ma rivelatasi esemplare anche per fatti recenti, come il crollo di edifici in cemento armato simile allo sfarinarsi di castelli di sabbia, edifici di vitale importanza costruiti appunto secondo il principio degli affari propri e del chi-se-ne-frega. 
Oggi è la volta di un altro slogan sulla bocca di tutti: "Tu non hai santi in paradiso". Così mi è stato recentemente risposto in ufficio a proposito di una temporanea richiesta di part-time. Risposta formale non c'è nemmeno stata. La battuta è stata assolutamente informale e amichevole, come a dire che non occorrono tanti passaggi di carte o giustificazioni quando si sa benissimo a priori dove sta il punto e come tutto funziona. Qualche collega più solidale ha persino commentato: "Ma come, tu non ce l'hai un sindacalista di riferimento?". Eccetera eccetera: lascio immaginare il seguito. Persino in tempo di crisi non si riescono a ottenere part-time o riduzioni d'orario, andando quindi controcorrente, se certi santi non ci mettono parola.
Cambiamo scena: i festival della letteratura, le fiere del libro, le premiazioni autorevoli: ecco il paradiso in cui si muovono i santi patroni delle nostre Lettere, che per un giorno, per alcuni giorni, ci passano accanto miracolosamente come persone normali (di un Paese normale che l'Italia non è, come qualcuno ha recentemente osservato), si rivolgono a noi, pubblico, direttamente dal vivo, possono persino rispondere ad alcune domande, diventano uomini fra gli uomini.