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giovedì 8 maggio 2014

Reddito universale vs difesa posti di lavoro in settori in declino

A proposito del dibattito emerso intorno al 1° maggio su reddito di cittadinanza vs difesa del posto di lavoro in settori di produzione in declino, ecco che si potrebbe aprire un campo vastissimo di azione per molti operatori della conoscenza, tutto un lavoro educativo ad ampio spettro tale da convertire un'istruzione in larga misura finalizzata strettamente al lavoro per la maggioranza della popolazione, fino a poco tempo fa destinata a vite di lavoro in fabbrica o negli uffici con giornate intere prive di tempo libero, a un'educazione a lavorare sul proprio tempo, cioè a trasformare l'ozio in creatività. Ciò che spaventa molte persone, oltre ai problemi concreti di sopravvivenza legati al baratro che si apre attualmente per i senza-lavoro in una società abituata a fare dei disoccupati solamente un esercito di riserva per tenere bassi i costi del lavoro o da utilizzare nel lavoro sommerso o nel largo giro degli affari illeciti, è anche il vuoto del tempo libero, l'angoscia che può sommergere chi si trovi improvvisamente di fronte a cambiamenti radicali di vita e di abitudini con molte ore prive di occupazione. Invece di un'educazione finalizzata al lavoro, un'educazione in sostanza a stare rinchiusi lunghe ore in luoghi coercizionari, a stare al proprio posto, a ripetere a memoria le lezioni, a recepire passivamente le nozioni, a vivere con le orecchie tappate, con una sensibilità ridotta e quindi più adatta allo sfruttamento, come direbbe Adorno nella Dialettica dell'illuminismo (ai lavoratori-rematori compagni di Ulisse sono state tappate le orecchie affinché non odano il canto delle sirene; cfr anche mio post su questo sito http://voltandopagine.blogspot.it/2013/10/il-canto-delle-sirene.html) ci sarebbe tutta un'altra prospettiva da mostrare: il vasto mondo dell'arte e della cultura, finora rimasto in larga misura inaccessibile a chi non poteva permettersi di non lavorare. C'è tutta una mentalità da cambiare, tutta un'educazione da rifare; discorso che vale a cominciare da noi stessi.

lunedì 7 ottobre 2013

Il canto delle sirene

Sono d'accordo con Adorno della Teoria estetica: la letteratura è il canto delle sirene: l'evocazione di tutto quello cui abbiamo dovuto rinunciare nel patto sociale e negli adattamenti legati alla sopravvivenza. L'evocazione del dolore legato al disagio nella civiltà. Uno scrittore degno d'attenzione deve saper muovere l'acqua del mare, deve far udire il canto delle sirene.
Nella rilettura di Jameson, "evocando il dolore e la contraddizione di quella rimozione del sé e della natura che la dialettica dell'Illuminismo pone come prezzo dell'autoconservazione, Adorno e Horkheimer descrivono la duplice soluzione di Ulisse, la doppia e reciprocamente contraddittoria possibilità di salvezza" (Tardo marxismo, Manifestolibri, Roma 1994, pp 146-147). Ai lavoratori vengono tappate le orecchie, un po' come agli animali da soma vengono messi i paraocchi, mentre chi è dispensato dal lavoro, chi ha dei margini di tempo libero e di libertà per percepire anche ciò che sta intorno s'impone da sé, per educazione e necessità sociali, vincoli e limiti da non superare per non essere travolto. La fruizione artistica deve essere tenuta a distanza, sotto controllo. Inoltre godimento artistico e lavoro manuale si separano all'uscita dalla preistoria.

domenica 10 giugno 2012

Arte e società

Brano tratto dall'articolo "Interpretazione come costruzione" di Mario Farina

"In un saggio letterario scritto alla fine degli anni Cinquanta, Adorno dimostra l'importanza di un Discorso su lirica e società. La società, infatti, viene riconosciuta come l'impulso primario dell'arte, come il suo contenuto oggettivo. (...) Ma nella lettura adorniana l'arte non si limita - come voleva Lukàcs - a rispecchiare, a riprodurre in negativo la realtà sociale, bensì in virtù della sua costituzione autonoma enuncia ciò che viene celato dalla configurazione empirica della società: 
' ... l'arte, che come la conoscenza riceve tutto il suo materiale e in definitiva tutte le sue forme dalla realtà, e precisamente dalla realtà sociale, per trasformarle, è irretita dalle sue inconciliabili contraddizioni. La sua profondità si misura dalla sua capacità di sottolineare, attraverso la conciliazione che la sua legge formale fa delle contraddizioni, la loro reale inconciliatezza.' (T.W. Adorno, Note per la letteratura).
Le contraddizioni della società sono, quindi, il vero e proprio impulso dell'arte. Il lavoro dell'arte perciò è quello di rielaborare questa scissione interna al reale e mostrare ciò che non è possibile vedere nella struttura oggettiva della società, ossia il fatto che la sua unità è segnata dalla contraddizione. L'arte pertanto offre all'inconciliabilità sociale una struttura formalmente conciliata e, grazie a questa, indica la possibilità di interpretare ciò che la società nasconde: le sue fratture. In questa dinamica è possibile leggere il rapporto che Adorno stipula tra arte e sogno e che avvicina l'interpretazione adorniana al processo dell'Interpretazione dei sogni elaborato da Freud. (...) In Introduzione alla psicoanalisi - passaggio più volte citato da Adorno - Freud afferma che la materia dell'attività psicoanalitica è spesso costituita da quelli che egli chiama rimasugli del mondo dei fenomeni. I lapsus, gli atti mancati, i sogni: questi scarti, questi residui, formano il materiale dell'interpretazione. Il testo su cui l'interprete deve esercitare il proprio lavoro non è costituito dunque da elementi significativi che ne garantiscono il senso, bensì da frammenti distorti per i quali bisogna costruire una configurazione nuova, senza che il risultato dell'interpretazione vada inteso come il senso dell'enigma."
"L'oggetto freudiano si offre all'interpretazione come un testo inaccessibile da costruire. Testo, perché l'oggetto si dà in un lavoro di interpretazione; inaccessibile, perché è un testo non semplicemente estraneo, o nascosto, ma irriconoscibile nella sua dimensione di senso: ed è quindi da costruire, non da ricostruire," secondo le parole di Silvia Borutti (Teoria e interpretazione. Per un'epistemologia delle scienze umane, Guerini e associati, Milano 1991).
Nell'idea freudiana d'interpretazione Adorno trova dunque una metodologia in grado di evitare l'assunto ontologico dell'ermeneutica, che rimandi a un mondo dotato di senso.

Costruzioni psicoanalitiche, n 23, Milano, maggio 2012

lunedì 19 dicembre 2011

Re mago o re maschera?

Il capo è colui che elargisce favori, esaudisce desideri. Al super-capo, poi, si chiede pure l'impossibile, proprio lì sta il bello. Le sue prerogative hanno qualcosa d'inverosimile e in parte inspiegabile. Com'è possibile, per esempio, che sia così ricco? Eppure lo è. Da dove viene tutta quella ricchezza? Non si sa, la risposta fa parte della sua aura di mistero. Se gli manca l'immortalità, può contare tuttavia su una giovinezza intramontabile. Gli agi, il lusso, la mondanità, le occasioni, le cene ravvivano e allietano le sue giornate densissime d'impegni e d'imprese. Il super-capo non è mai stanco. Tiene a bada gli oppositori, espande la sua area d'influenza, accresce i tesori per sé e per i sudditi, soddisfa aspettative. Ed ecco che le donne si assiepano al suo passaggio… a decine, a centinaia lo circondano e corteggiano. Hanno una quantità di favori da chiedere per sé o per gli uomini che si celano dietro di loro in lunghe catene di aspettative. Se il capo riesce a soddisfare tutte quelle donne (simbolicamente tutte le donne), vuol dire che è certamente in grado di rendere felici tutti, no? Nei rapporti con il capo il desiderio circola in continuazione. Il capo mette in moto i desideri. A chi se non a lui si può chiedere di dirimere un'intricatissima storia di eredità e terreni contesi da generazioni, il permesso di edificare su spazi non edificabili oppure di sospendere un provvedimento già reso attuativo da varie sentenze? E' una fortuna che possieda in quantità smisurata tutto quello che tanti vorrebbero avere! Qualcuno con un bel po' di chance e con le entrature giuste seguirà le sue orme… il grande capo stimola fantasie di emulazione.

giovedì 15 dicembre 2011

Ufficio oggetti smarriti 2

Il telefono fisso e il vecchio televisore

C'erano una volta il telefono fisso e un solo televisore in casa. Adesso immagini in movimento e conversazioni telefoniche ci accompagnano pressoché ovunque. Assistiamo al tripudio della telefonia mobile e al proliferare ovunque di schermi pubblicitari o informativi, che ci ossessionano persino lungo i binari dei treni, alle fermate della metropolitana, sugli autobus, nelle sale d'attesa di dentisti o parrucchieri, oltre che nelle grandi piazze o per strada, come a riempire tutti i vuoti possibili. Il nostro è un tempo infarcito di cose, e perdipiù di cose belle.