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lunedì 19 dicembre 2011

Busi e l'Isola che non c'è

L’Isola che non c’è è quella della sincerità e probabilmente anche della libertà d’opinione, visto che ci troviamo davanti, nel giro di poche settimane, all’ennesimo caso di censura.
Fra gli espulsi dai programmi RAI di questo periodo ecco arrivato anche lo scrittore istrionico anticonformista e ribelle Aldo Busi. Sarà un caso, sarà una pulsione dettata dal gusto per la provocazione e il protagonismo, che ha spinto il colto letterato a partecipare a un reality show e a mettersi nelle condizioni ideali per esserne presto espulso come un corpo estraneo; o sarà al contrario una tendenza all’ostracismo che, inventata per le immediate settimane preelettorali, sta già diventando un’abitudine e in pochissimo tempo si sta estendendo a macchia di leopardo in vari programmi e per diversi motivi.
È doveroso sottolineare innanzitutto che Busi non è solamente un personaggio bizzarro e superlativamente narcisista. Non è insomma quello che appare in televisione a uno spettatore superficiale. Egli stesso l’ha precisato nei suoi scritti nell’eventualità che non ci si accorga della sua acuta sensibilità.
Nel saggio a lui dedicato, Busi in corpo 11 (Il Saggiatore, Milano 2006), Marco Cavalli fa un’osservazione interessante a proposito dell’empatia umana che nelle nostre abitudini di italiani medi stiamo perdendo, salvo imprevisti o piccole catastrofi. Siamo abituati da una vita a frequentare persone molto simili a noi: i compagni di scuola provenienti dallo stesso quartiere (non si tiene conto naturalmente dei bambini che sono bambini oggi), i colleghi d’ufficio, il gruppo di amici più o meno coetanei, le persone con gli stessi interessi. Si è persa o molto ridotta la possibilità d’incontro con individui di estrazione sociale molto diversa o con chi ha esperienze di vita radicalmente differenti. In altre epoche storiche non era proprio così.