Macao torre Galfa, piazza Macao, Macao palazzo Citterio, Macao città mobile... Il movimento di occupazioni Macao di Milano è una realtà metamorfica, un virus mutante che si propagherà per la città mettendone in evidenza le contraddizioni.
lunedì 21 maggio 2012
lunedì 23 aprile 2012
Se chi ci governa non sa immaginare il futuro, proveremo a farlo noi
Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d'autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell'economia collaborativa. Siamo cervelli in lotta, non in fuga, ovunque ci troviamo. Ci occupiamo di cura della persona, della tutela del patrimonio artistico. Ogni giorno produciamo beni comuni intangibili e necessari: intelligenza, relazioni, benessere sociale.
Siamo il grande assente nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, tutto concentrato sullo strumentale dibattito sull'articolo 18. Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l’aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato, senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa.
Ecco l’anomalia scandalosa del mondo del lavoro italiano: dove di fatto, a chi non ha un contratto da dipendente a tempo indeterminato, non viene riconosciuta piena cittadinanza costituzionale. In questo stato di discriminazione vivono almeno altri quattro milioni di persone la cui condizione di precarietà, tanto nella pubblica amministrazione quanto nel privato, non viene affrontata dal ddl in discussione in Parlamento se non mediante un contratto di apprendistato valido fino ai 29 anni di età. Ossia con una misura che da una parte complica il panorama delle forme contrattuali atipiche – già oggi 46! - dall’altra tenta di occultare una realtà ineludibile: nei prossimi vent’anni la nostra società sarà sempre più fondata sul lavoro indipendente.
giovedì 19 aprile 2012
Quando arrivarono gli alieni
Frammento tratto da un testo di Gherardo Bortolotti
45. Dai documenti risultava evidente che diversi strati della popolazione erano ossessionati da un costrutto metafisico complesso e implicito, denominato “salario”, la cui estensione concettuale innervava le giornate dei singoli, il loro sovrappensiero, le ore di inazione che precedevano il sonno – dedicate per lo più a fruizioni coatte di eventi semiotici complessi, come notiziari, reality show, programmi di satira politica. Il medesimo costrutto parassitava i processi cognitivi, in modo tale che anche i livelli biologici degli individui venivano corrosi nel corso tempo, logorati dalla continua rielaborazione di un concetto mostruoso, sordido, inesauribile. Il gesto di aprire una porta, quello di accarezzare il figlio, erano segnati, negli immediati paraggi spazio-temporali, da una sbavatura livida, da un sistema di sottili estensioni di senso, simile a una muffa filamentosa che si riannodava, attraverso le pieghe quadridimensionali del mondo, alle mattine in tangenziale, alla cessione della propria forza-lavoro, alle pause sigaretta sul retro di edifici prefabbricati della prima fascia periferica.
19-4-2012, su Nazione Indiana
venerdì 6 aprile 2012
Il corpo di nessuno
Un mio racconto inedito della raccolta Mannequins
Il mio neropensare… me lo trascino dietro come un
cane fedele (il mio Smorfia morto due anni fa, caro, caro vecchio Smorfia)…
Eccoci finalmente dove volevamo arrivare: qui sul ciglio.
Ce ne stiamo così per ore e ore a guardare giù,
eh, vecchio mio… Quel fondo che non è più il fondo di niente tanto è lontano...
Un'impressione… laggiù dove non si vede. Proprio vero che non è poi così facile
toccarlo… Quando si dice toccare il fondo…
Qui va già meglio comunque, vero, caro? Questo è un momento bellissimo in
realtà, un attimo di respiro per noi due vecchi stanchi. Mi trovo addirittura
sopra il mio ponte preferito, la mia autostrada preferita; qui si sta bene. Potrei
quasi campeggiare da queste parti in attesa… La caduta libera in sé e per sé
dev'essere strepitosa. Perdere quota rapidamente fino a ridursi a un punto,
cosa c'è di più leggiadro, di più magico? Un gesto d'umiltà dopotutto. Meglio
sarebbe, certo, venir colpita in volo, trafitta come un uccello da un pallino
da caccia, nel becco un insetto, il cibo per… Ma che ne sarà di Susan? Che
idea! Se l'è sempre cavata egregiamente senza di me, anzi meglio… Il corpo non
lo troveranno neanche. Sì, nei paraggi c'è l'auto, ma chi si calerà fin là
sotto, in mezzo a quei rovi, a quelle spine? Magari nel frattempo riuscirà a
mangiarselo qualche animale. Preferirei. Meglio di un funerale in piena regola con tutte quelle frasi
fatte. Soprattutto quel "sentite condoglianze" mi irrita
all'inverosimile... Altroché cordoglio, le mie amiche giurerei che saranno
contente. Quel senso di sollievo al pensiero riposto: non è toccato a me.
"Eppure era ancora giovane… più giovane di me…" Subito i calcoli
sull'età, una rapida associazione all'aspettativa di vita… Vediamo… Cosa posso
riuscire ancora a fare? E' fuor di dubbio che non ho combinato gran che… La
previsione di mia madre: "Meno male che ho tuo fratello, lui non mi
deluderà." Lo sconcerto quand'è nata Susan: "… ti rendi conto che non
hai neanche finito il liceo? Non riesco neppure a immaginare che ti è saltato
in mente… Possibile che ti abbia fatta senza cervello?" Mio fratello è
stato più fortunato, grazie… Lui ha avuto l'intelligenza, troppo facile… Facile
per lui dire "sei una stupida"… Se una è stupida, cosa deve fare? Se
una è stupida, cosa può…? La cosa mi dà persino allegria, se ci penso. Un po'
di euforia ci voleva. Cadere mentre andavo in vacanza, durante quel volo a Rio
con Bob, per esempio, non sarebbe stato male… Quello sarebbe stato addirittura
il momento perfetto…
mercoledì 4 aprile 2012
Bio in spiccioli: frammento di cruda realtà
E' successa una cosa traumatica che ha interrotto bruscamente le mie scritture e letture: il mio principale (per esattezza, il capufficio, del piccolo impiego che mi garantisce la sussistenza) mi ha dato uno schiaffo e umiliata pubblicamente sul luogo di lavoro in orario d'ufficio. Ho sperimentato come le vittime spesso e volentieri per vari motivi di convenienza vengano lasciate sole. I colleghi non hanno solidarizzato. Ho soltanto una testimone timorosa di eventuali conseguenze.
Dallo schiaffo ricevuto dal padre in punto di morte da Zeno Cosini nel celebre romanzo di Svevo allo schiaffo ricevuto sul luogo di lavoro, quasi che il mondo patriarcale e autoritario si sia spostato e occupi tenacemente ormai il mondo del lavoro come suo spazio centrale.
Dallo schiaffo ricevuto dal padre in punto di morte da Zeno Cosini nel celebre romanzo di Svevo allo schiaffo ricevuto sul luogo di lavoro, quasi che il mondo patriarcale e autoritario si sia spostato e occupi tenacemente ormai il mondo del lavoro come suo spazio centrale.
lunedì 12 marzo 2012
Somiglianze
Mi sento più simile a Julien Sorel del Rosso e il nero e al Werther che a Madame Bovary o a Molly Bloom.
mercoledì 7 marzo 2012
Pensiero-e-azione
Non è raro constatare l’ininfluenza di
articoli e appelli lanciati dai giornali. Un esempio? Il celebre appello di
Saviano “Presidente, ritiri quella norma” (2009), che raccolse centinaia di
migliaia di firme senza impedire che in Parlamento venisse in seguito approvata
la norma sul processo breve. In quel caso la partecipazione collettiva
richiesta fu ampia ma a bassa intensità, consistendo semplicemente in una firma
on-line da apporre in calce all’appello. Ancor meno si richiede attraverso la
pubblicazione di articoli di giornale: l’articolo viene letto, apprezzato
quindi posato sul tavolo o sulla scrivania, anche se in alcuni casi, affiancato
quotidianamente da articoli dello stesso tenore, può contribuire a condizionare
l’opinione pubblica.
Più originale e suggestiva mi è parsa un’operazione
mediatica di discreta risonanza in questi anni, legata a un’azione di lotta ma
che non passò principalmente per la carta stampata. Mi riferisco all’Isola dei
cassintegrati. Fu costruita anch’essa da “operatori della conoscenza”, sebbene
meno in vista di Saviano. Due blogger,
Michele Azzu, laureato in comunicazione e musicista, e Marco Nurra,
giornalista, decisero di sostenere con la creazione di un gruppo Facebook e successivamente
con un blog (www.isoladeicassintegrati.com
) la lotta di un gruppo di cassintegrati della Vinyls di Porto Torres occupanti
l’ex carcere dell’Asinara (2010). Inscenando e mandando in rete un’abile
parodia del seguitissimo reality televisivo L’isola dei famosi, riuscirono a
ottenere l’attenzione di stampa e tv e a tenerla viva per mesi. Il blog è
attualmente aperto e segnala varie lotte di lavoratori sparse sull’intero
territorio nazionale.
giovedì 23 febbraio 2012
Una tartaruga
Brano tratto da un romanzo inedito di Giovanni Chiara
Spioveva. Le ultime gocce cadevano cerchiando pozzanghere quasi placate. Stefano camminava da una ventina di minuti lungo la banchina, le scarpe impregnate d’acqua, i pantaloni fradici dal ginocchio in giù. Attraversava la piazza e saliva oltre le ultime case, per ridiscendere e portarsi fino all’attracco del piroscafo, sotto le mura del penitenziario, nell’aria umida del mare e negli aghi di freddo che attraversavano gli abiti per toccargli le ossa. Aspettava. A tratti guardava nel nero che stava soffocando la baia. Quando smise del tutto di piovere chiuse l’ombrello, lo scrollò mandando un ventaglio di gocce a rompere le altre che brillavano sopra le piante di una fioriera. Le luci dei lampioni, fredde, facevano piccole quelle dei negozi e delle insegne, e smorzate le poche che doravano le finestre delle case; e facevano più scuro il mare, candida la schiuma che si perdeva nella sabbia della spiaggia, sotto la piazza.
Giocare con le figurine
Continuo a vedere molti romanzi narrati in terza persona, nonostante la crisi in cui dovrebbe essere caduto il narratore onnisciente. Mi sembra un giocare con le figurine... Non voler portare tutto il peso di una mente umana.
martedì 21 febbraio 2012
venerdì 17 febbraio 2012
L'explicit
"Un'altra forma di explicit che la narrativa del secondo Ottocento sperimenta e trasmette alla letteratura modernista è il finale rapido, aperto o tirato via. Il precursore di questa tecnica è Stendhal. Nella seconda metà del secolo, il processo di destrutturazione dei finali si intensifica e anticipa le soluzioni del primo Novecento. Virginia Woolf ammirava le chiuse inconcludenti e casuali di Cèchov, giudicandole più vicine alla vita degli explicit classicamente ottocenteschi, sigillati da quei fatti assoluti che la realtà di solito non offre."
Da Guido Mazzoni, Teoria del romanzo, Il Mulino, Bologna 2011, p 320
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