lunedì 29 luglio 2013

Presentare i libri

L'autore come un morto vivente viene portato in giro da becchini giubilanti. Egli non vorrebbe rileggersi, rivedere quel passato da cui pensava di essersi staccato con la scrittura. Vorrebbe pensare ad altro, andare avanti. Invece viene costretto a riparlarne, a rileggersi, a soppesare ogni parola. L'autore dovrebbe solo poter dire: "Ho scritto. E' stato un esperimento. Vedete voi."
Forse le presentazioni servono per stancarsi di se stessi, per avere la nausea e passare presto ad altro.

domenica 16 giugno 2013

Vetrine tutte al maschile

In diverse occasioni recenti sono stata colpita da un'evidenza: il tavolo dei relatori di eventi culturali certamente considerati di sinistra, antagonistici o comunque politically correct  era tutto al maschile, senza l’ombra neppure di una donna. Mi si è offerta così banalmente l'occasione di constatare un dato molto reale, molto significativo, lampante. In più, con una punta di dispiacere, si poteva rilevare quanto la cosa apparisse normale, di nessun particolare significato, tanto da non essere minimamente camuffata.
Ecco gli esempi che mi sono capitati sotto gli occhi nella metropoli milanese.
Teatro 1, sabato 23 marzo 2013 ore 15.00: festa di Nazione indiana e del Primo amore, “dieci anni fuori dalla pozzanghera. Fare rete, fare blog”. Intervengono Mario De Santis, Gianni Biondillo, Jan Reister, Sergio Baratto, Giuseppe Zucco. Si tratta soltanto di uno dei dibattiti interni alla manifestazione, ma tant’è.
Piazzale Archinto, domenica 26 maggio 2013 ore 18.00: “festival della libreria diffusa”. Sul tema della città in trasformazione intervengono Gianni Biondillo, Giorgio Fontana, Paolo Cognetti, Francesco Bianconi, Fabio Pravettoni, Marco Garofalo; moderatore Paolo Maggioni.
Macao, spazio occupato per le arti e la cultura, sabato 15 giugno 2013 ore 15.00: tavola rotonda su “scelte editoriali e immaginari culturali alla prova del mercato”. Intervengono Pino Tripodi, Andrea Staid, Federico Di Vita, Paolo Canton, Guido Duiella, Massimo Roccaforte, Marco Cassini; moderatore Andrea Coccia.
Non nego che i tavoli fossero interessanti; non è questione di contenuti ma di soggetti deputati a parlare. A chi è data la voce? Per chi è lo spazio della cultura, che va sempre più restringendosi in tempi di crisi?
Fino a pochi anni fa nei dibattiti, negli interventi pubblici, inserivano almeno una presenza femminile per salvare le forme, anche se alcune volte compariva solo come elemento estetico-decorativo.

venerdì 7 giugno 2013

Una poesia di Giacomo Sandron

discorso sul costo delle parole

non ricordo la prima parola che ho detto
ma la prima poesia era su uno stambecco
che si arrampicava in montagna
e poi mi chiedevo come mai la marmellata
si chiamasse proprio marmellata
e non con un’altra parola tipo paracarro
e perché paracarro indicasse effettivamente un paracarro
e non un’altra cosa tipo il latte con dentro i biscotti
e allora prima di andare a scuola alla mattina
ho cominciato a mangiare una cosa diversa
ogni giorno
un albero, una tigre, mio fratello,
la signora che ci faceva catechismo al pomeriggio
inzuppando i pan di stelle
ho mangiato perfino i pianeti, le scie degli aerei,
l’universo tutto
dentro la tazza si è sciolto

ho ripensato a queste cose quando ho letto
un articolo dal titolo Quanto costa una parola?
e l’autore, un pubblicitario che lavora da più di quarant’anni
nel marketing e nella comunicazione, scriveva
Tutte le cose che hanno un valore hanno un costo.
I professionisti della comunicazione dovrebbero sapere
quanto costano le parole, ma non lo sanno.
e poi aggiungeva che
Proprio oggi che la comunicazione sta assumendo
toni e livelli parossistici, non esiste nessuno studio
che stabilisca in dettaglio
suddiviso per contesto
il costo delle parole
e siccome è un periodo che non sto lavorando
e passo un sacco di tempo su facebook
come professionista della comunicazione
sto facendo passi da gigante
e mi sono sentito chiamato in causa dalla questione

lunedì 3 giugno 2013

Semi


Con la bella stagione riapre il giardino del centro occupato per l’arte e la cultura di viale Molise a Milano, affascinante struttura in stile liberty nel primo Novecento adibita a borsa del macello comunale, poi abbandonata e caduta in disuso. I giovani occupanti, dopo averla messa in ordine e aperta alla cittadinanza con tantissimo lavoro e buona volontà, in un anno hanno già ospitato numerosi incontri e dibattiti interessanti, come quello sul reddito minimo garantito, organizzato con l’associazione San Precario, o il seminario dello scorso autunno su arte e follia; mentre vari artisti si sono esibiti gratuitamente e hanno messo a disposizione la loro preparazione in laboratori anch’essi gratuiti. In una città in cui per presentare il proprio lavoro occorre il più delle volte essere già "introdotti" nei vari ambienti e in cui affittare le sale può comportare una non modica spesa, non è poco trovare un luogo che pare seguire una logica completamente opposta.
Per festeggiare l’esistenza di tutto questo, così come il ritorno della primavera, la sera del 31 maggio scorso è stata dedicata a un evento di musica, immagini, poesia e danza moderna che ha coinvolto artisti di diverse discipline.



Su una scena installata dall’artista multimediale Malcolm Fisher, hanno letto alcune poesie: Giacomo Sandron, Francesca Genti, Paolo Gentiluomo, Manuela Dago, Luciano Mondini, Luca Vaglio, Alessandra Racca, Eleonora Esposito, Laura Bellomi. A intervalli, ora una singola danzatrice (Tibi) ora un gruppo di danzatori del tavolo teatro di Macao attraversava lo spazio trasformato in un bosco, giocava con le immagini proiettate o imitava lo scorrere delle gocce di pioggia.
Qui di seguito, alcune delle composizioni che sono state lette:

mercoledì 22 maggio 2013

bio in spiccioli: della serie "Vilma dammi la clava!"

Ho incontrato anch'io un primitivo per la città, uno di quelli animati da un gran desiderio di colpire le persone a sprangate. Questo era un mio concittadino italiano, italianissimo, circondato da miei concittadini italiani, italianissimi, per la maggioranza a quanto pare solidali con lui. Mi trovavo in piazza Bottini davanti alla stazione di Lambrate a Milano lunedì 13 maggio 2013. Questo primitivo aveva parcheggiato la sua auto in divieto di sosta proprio davanti alla fermata del filobus 93 e di vari autobus, a motore acceso, cosa ovvia dal momento che la moglie era scesa a comprare la pizza al bar di fronte e sarebbe tornata in un attimo. Intanto che lei aspettava in coda per comprare la pizza, i molti che stavano attendendo l'autobus come me dovevano respirare il gas di scarico dell'auto del marito accesa e sul punto di sprintare non appena lei avesse finalmente acquistato il prezioso trancio. Passando i minuti, gli ho chiesto se, per favore, poteva spegnere il motore. La macchina a mio parere poteva benissimo restare in divieto di sosta; non era puntiglio né fanatismo della norma quello che mi animava. Ci tenevo soltanto a respirare. Lui ha fatto spallucce e ha appena bofonchiato: "Adesso, tra poco...". Ho ripetuto diverse volte la richiesta, ma sempre con il medesimo risultato. I minuti passavano ma né arrivava l'autobus né la moglie con la pizza accennava a uscire dalla pizzeria. Ero già nervosa e la sua indifferenza mi ha innervosito ancora di più. Per esprimere in modo più chiaro la mia esigenza, ho dato due calci a una ruota posteriore del suo veicolo; portavo scarpe di gomma che naturalmente non hanno lasciato alcun segno. Il gesto stava solo ad indicare più esplicitamente: vattene!, visto che con le domande cortesi non si muoveva foglia. La moglie nel frattempo è uscita finalmente con i due tranci di pizza fumanti ma non è entrata subito nell'abitacolo; cincischiavano e mi dicevano di aspettare ancora un po'. Ormai esasperata, ho continuato a dare calci alla parte posteriore dell'auto, senza comunque lasciare segni. Allora la grande idea! Ha aperto il cofano della sua amatissima vettura e ne ha tratto una stampella di metallo, minacciando apertamente di colpirmi davanti a tutti. L'ha alzata per ben due volte su di me, mentre io l'avvisavo: "Guarda che se mi colpisci vai in galera". Nessuno diceva niente così, pensando non ci fosse più nulla da fare, gridavo: "Prendetegli la targa, almeno segnate la targa!". Niente, nessuna reazione da parte della folla circostante. Vedendo che forse non gli conveniva di fronte a una vasta platea colpirmi troppo violentemente, si è infine limitato a sputarmi in faccia, pensando fosse una cosa più semplice e priva di conseguenze.
In quel momento per fortuna sono passati dei carabinieri che hanno fermato tutto, hanno chiesto i documenti e dopo alcune bugie e farfugliamenti, hanno fatto sì che quella sgradevolissima scena s'interrompesse. Non prima però che due astanti esprimessero il loro pieno sostegno morale all'automobilista in sosta vietata che mi aveva minacciata con una specie di spranga poiché semplicemente gli avevo chiesto di spegnere il motore a veicolo fermo. I due testimoni, un uomo e una donna, hanno affermato con veemenza e assoluta sicurezza che non si poteva aggredire un'auto in quel modo!
L'ho sempre detto che l'Italia è una repubblica fondata sulle automobili.


mercoledì 1 maggio 2013

Edifici di parole

E' faticoso costruire edifici di parole, renderli abitabili per dei personaggi, far sì che i luoghi inventati siano visitabili, frequentabili.

venerdì 12 aprile 2013

Arte e fallimento

Essere un artista significa fallire come nessun altro osa fallire (...) So che ora (...) occorre fare di questa sottomissione, di questa ammissione, di questa fedeltà al fallimento, una nuova occasione, un nuovo termine di rapporto e dell'atto che egli (l'artista) compie, incapace di agire, obbligato ad agire, fare un atto espressivo, anche se espressivo solo dell'atto stesso, della sua impossibilità, del suo obbligo.

Samuel Beckett, Disiecta, Egea, Milano 1991

domenica 31 marzo 2013

Altri libri in fiamme


Il forte calore ha incollato parte delle pagine, alcuni volumi si presentano come mattoncini di carta compattata, dalla copertina plastificata mezza fusa. I risvolti di copertina sono saldati ad alcuni fogli, i margini sono carbonizzati ed emettono un odore acre.
Per un doppio salvataggio, materiale e simbolico, trascrivo qui alcuni passi di volumi andati a fuoco nella cantina-magazzino dell'editore Giovannetti, incendio cui ho già fatto riferimento nell'articolo "La trilogia in fiamme".
Dario Lanzardo, nell'Ombra della Gulfstream (Effigie 2010) racconta un'allegria di naufragi da cui si possono salvare anche bambini nella culla, marinai malinconici diventati folli per la troppa solitudine, un singolare assedio di cavallette in mare aperto, traffico d'armi e d'oro su imbarcazioni che battono bandiere ombra, morti che scivolano silenziosamente in mare. E' ­­­la solitudine uno dei temi più interessanti del libro, solitudine o nostalgia per le quali si può anche impazzire oppure per le quali si può entrare in una più profonda intesa col mondo animale. Durante la risalita del corso dell'Orinoco si crea la convivenza fra un marinaio e una scimmietta. Questi, "memore della sua passione giovanile per i film di Tarzan, cominciò a darle un'identità chiamandola con il nome di Cita. Le parlò nominando le cose che toccava e che sembravano interessarla maggiormente. Un giorno le raccontò qualche episodio delle sue avventure scoprendo il piacere di ascoltare la propria voce evocare fatti realmente accaduti o sognati. Le parlò di Beppe e dell'amicizia, di Pinto e del tradimento, della rivoluzione che avrebbe riportato gli uomini ad amare la natura e della donna che gli aveva fatto tremare i polsi; le descrisse il Porto delle nuvole dove non sarebbe più tornato. Non aveva mai parlato con tanta facilità come di fronte al piccolo primate che, per qualche gesto della mano o particolari luccichii degli occhi, sembrava capirlo. Quando poi la scimmietta si addormentava sulla stuoia che fungeva da scendiletto o sul cuscino sopra la sedia, Tullio s'inteneriva come un padre di fronte al sonno della sua bimba." (p 86). 

domenica 10 marzo 2013

Perché la letteratura attira meno delle altre arti?


La musica, il cinema, l'arte figurativa attirano molti più fan della letteratura; sono considerate arti più empatiche, più immediate, e sono più amate. La letteratura è più strettamente legata al logos (logos in greco = parola, ma anche pensiero, ragione).
Prima ci furono le immagini e i suoni. Un'immagine, un suono ci colpiscono subito; una parola richiede più tempo per essere decodificata. Anche quando, per esempio, in una pagina si rompono le dighe della razionalità e viene dato libero corso al flusso di coscienza, anche quando il controllo razionale pare meno evidente, la lettura presuppone il "penoso", "faticoso", talvolta addirittura lo "spinoso" processo del pensare. Si trovano a questo proposito diversi passi interessanti nel volume di Didier Anzieu, Il pensare. Dall'Io pelle all'Io pensante (Borla, Roma 1996). "Secondo la psicoanalisi il pensiero è un'azione differita. Lo scopo delle nostre azioni è il compimento dei nostri desideri e l'ottenimento di un piacere. L'azione è differita sino a quando non ci siano tutte le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Pensare, significa subordinare il principio di piacere al principio di realtà: per questo è penoso pensare." (p 14).
Pensare, capire, leggere non sono immediati. Sono risultato di un differimento, di uno spazio vuoto.

venerdì 8 marzo 2013

Donne nella crisi. Materiali.

Dieci domande e dieci risposte sulla campagna di solidarietà con le donne greche


Come nasce l’idea di una campagna di solidarietà?

In occasione del Social Forum Europeo di Firenze (8-11 novembre 2012), attiviste di reti internazionali si sono incontrate in un workshop sul tema degli effetti della crisi sulle donne. Dalla discussione è nata l’esigenza di unire le forze per far fronte alla dimensione europea dei problemi. A tutte è stato chiaro che il compito non è facile, anche per un’abitudine a pensare e a organizzarsi al solo livello nazionale. Non ci è sembrato tuttavia che la difficoltà dovesse indurre alla rinuncia. Abbiamo deciso quindi di cominciare con una campagna di solidarietà con le donne che sono in Europa nelle più gravi condizioni, non solo economiche ma anche politiche.
Lanceremo la campagna tra i giorni 8 e 17 marzo a partire da sette-otto città. Sonia Mitralia, fondatrice della Marcia Mondiale delle Donne greca, attivista dei movimenti contro il razzismo e che fa attualmente parte del Comitato per l’Annullamento dei Debiti del Terzo Mondo (CADTM), si recherà in ciascuna di queste città a raccontare ciò che avviene nel suo paese. In questa occasione e nei mesi successivi verranno raccolti fondi da inviare ai medici volontari che in un quartiere della periferia di Atene, in una caserma occupata (Ellenikòn), curano persone private della possibilità di accesso al sistema sanitario. A Firenze Sonia ci ha raccontato che moltissime donne hanno perso l’assistenza medica al parto e che un cesareo costa più o meno tre salari minimi. Niente soldi, niente cesareo…Ci è sembrato davvero mostruoso…

venerdì 1 marzo 2013

La trilogia in fiamme


Ho partecipato all'acquisto di alcuni libri in vendita solidale seguita all'incendio doloso che ha avuto come oggetto, nella notte fra il 30 e il 31 dicembre 2012 a Pavia, la casa dell'editore giornalista saggista Giovanni Giovannetti. Nel rogo sono andati in fumo molti libri del magazzino. Quell'incendio secondo gli inquirenti è da mettere in relazione con altre azioni intimidatorie compiute nell'ultimo periodo ai danni di attivisti politici che si battono contro la criminalità organizzata, la speculazione edilizia e il consumo del territorio nell'area pavese e lombarda.
Uno dei libri bruciacchiati, salvati e ritornati nel circolo delle letture grazie all'iniziativa della vendita solidale, è Accusata di Mariella Mehr (Effigie, Milano 2008), autrice svizzera d'origine zingara dalla vita travagliata e traumatica. Nella prima infanzia fu infatti strappata alla madre e affidata a famiglie diverse e orfanotrofi, per via di una legge tesa alla sedentarizzazione forzata che restò in vigore in Svizzera fra il 1926 e il 1972. Ci troviamo di fronte a un'autrice che è stata traumatizzata e psichiatrizzata.
Per combinazione, questo libro parla di una piromane, di una psicotica che fa il resoconto dei suoi delitti a un giudice istruttore e ad altri carcerieri/carceriere. Un monologo talvolta frastagliato che in alcune parti drammatiche diventa flusso di coscienza senza punteggiatura, altrove, seppur raramente, puro delirio.