lunedì 19 marzo 2012

La città ctonia

Incipit di un mio racconto sul tema dell'utopia

“Il deserto cresce.” (Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra)
“Pensare significa oltrepassare.” (Ernst Bolch, Il principio speranza)

Questo il mio tran tran quotidiano: la sede del lavoro è poco distante dal mio isolato, ma è solo un punto di partenza; giro in moto per le consegne per molte ore, poi c’è il tempo da dedicare a internet a casa. Rientro la sera nel mio monolocale dopo un’ultima puntata al supermercato. Qui mi aspettano cena, televisione e letto. 

Le uniche vivissime gioie, quando incrocio, casualmente per strada, volti di donna. Da loro mi aspetto sorrisi e anche più… Come quella bruna che incrocio a una cert’ora tutti i giorni e mi pare accenni, sulle labbra mute, proposte oscene. 

Le cassiere del supermercato sono tutte uguali. Tutte brune e identiche, come clonate o robotizzate. Strano, in genere le donne tendono a differenziarsi: anche se indossano un grembiule o una divisa, tendono a raccogliersi i capelli, per esempio, in modo diverso; se hanno lo stesso taglio e colore, li tingono diversamente o puntano fermagli… Per non parlare del trucco: il trucco è la loro anima: sfoderano artigli laccati, ciglia azzurre, orecchini e pietre che per loro hanno tutto un significato recondito… Le cassiere di qui invece paiono contente e contenute: il viso acqua e sapone, appena un velo di crema colorata, dentatura perfetta schiusa in sorrisi di pura cortesia. Appagate persino dall’essere lì, incatenate a una cassa per una giornata intera, a vedere sempre le stesse cose, a scambiare sempre le stesse parole. E incredibilmente soddisfatte all’idea di essere riuscite a sembrare tutte uguali, sorelle, suore. 

lunedì 12 marzo 2012

Somiglianze

Mi sento più simile a Julien Sorel del Rosso e il nero e al Werther che a Madame Bovary o a Molly Bloom.

mercoledì 7 marzo 2012

Pensiero-e-azione


Non è raro constatare l’ininfluenza di articoli e appelli lanciati dai giornali. Un esempio? Il celebre appello di Saviano “Presidente, ritiri quella norma” (2009), che raccolse centinaia di migliaia di firme senza impedire che in Parlamento venisse in seguito approvata la norma sul processo breve. In quel caso la partecipazione collettiva richiesta fu ampia ma a bassa intensità, consistendo semplicemente in una firma on-line da apporre in calce all’appello. Ancor meno si richiede attraverso la pubblicazione di articoli di giornale: l’articolo viene letto, apprezzato quindi posato sul tavolo o sulla scrivania, anche se in alcuni casi, affiancato quotidianamente da articoli dello stesso tenore, può contribuire a condizionare l’opinione pubblica.
Più originale e suggestiva mi è parsa un’operazione mediatica di discreta risonanza in questi anni, legata a un’azione di lotta ma che non passò principalmente per la carta stampata. Mi riferisco all’Isola dei cassintegrati. Fu costruita anch’essa da “operatori della conoscenza”, sebbene meno in vista di Saviano. Due  blogger, Michele Azzu, laureato in comunicazione e musicista, e Marco Nurra, giornalista, decisero di sostenere con la creazione di un gruppo Facebook e successivamente con un blog (www.isoladeicassintegrati.com ) la lotta di un gruppo di cassintegrati della Vinyls di Porto Torres occupanti l’ex carcere dell’Asinara (2010). Inscenando e mandando in rete un’abile parodia del seguitissimo reality televisivo L’isola dei famosi, riuscirono a ottenere l’attenzione di stampa e tv e a tenerla viva per mesi. Il blog è attualmente aperto e segnala varie lotte di lavoratori sparse sull’intero territorio nazionale.