venerdì 3 luglio 2015

Racconti più sperimentali fra quelli già editi

 Flash


tutti questi flash negli occhi… pugni di riso per gli sposi… fotografati io e la bara; io senza la bara; io e la mamma; io senza la mamma… sempre io al centro… altrimenti io e la mamma abbracciati
"Ma, ecco, è lei! E' lei!" al mio fianco sul sagrato… vestita di bianco, radiosa… ha un velo semitrasparente davanti al viso per nascondere pudicamente l'emozione ("C'era sangue sulla facc…?") la sua espressione dolce, ridente, gli occh…
tutti aspettavano noi qui fuori: il sindaco, i conoscenti, i giornalisti, i carabinieri… la città intera (la famiglia e la città tutta piangono la perdit…
riunita per festeggiarci… gente venuta anche da fuori… abbracci, strette di mano, la gioia collettiva, spontanea per la felicità di due giovani così belli… non osano baciare la sposa perché è velata e un po' ritrosa… allora stringono la mano a me, m'invidiano… lei irradia luce da tutto il corpo, fa sbocciare la primavera tutt'intorno… la gente la vuole guardare (quello sfregio sull'occhio…
non riusciva più a vedermi… a tentoni nel buio… cercava un me che non riusciva più a trovare
il vento è così dolce e gentile e noi così leggeri che potremmo essere trasportati su una nuvola (no, è impossibile che mi guardi da lassù) le persone ci portano in palmo di mano (uno scricchiolio quasi silenzioso) in onore della giovinezza, della felicità! (un cedimento di qualcosa… cosa avrà ceduto per prima? una falange, una costola? nella spinta contro il muro o giù per le scale) la gente ci solleva, ci porta in trionfo… con le mani riusciamo a sfiorare le fronde degli alberi, i fiori… come bambini sulle altalene… inebriata dal profumo, lei respira profondamente (era mai successo in cantina?) ma saliamo sempre di più, trasportati… entriamo dentro l'ombra fresca, odorosa (a un certo punto una sostanza più scura, più densa) degli alberi (le mani lordate, grondanti, dove…?
a guardare tutto e tutti da questo punto, da questo momento (e se questo fosse l'ombelico del mondo? perché aver paura di scendere?) oggi avrebbe potuto essere (dove lavarmi adesso?) il giorno del nostro matrimonio e questa gente qui radunata i nostri invitati... (ma sì, una doccia e via) che cosa resta della vita di una persona? (Que reste-t-il de nos amours…?) di un corpo? il suo patrimonio genetico sugli asciugamani, sotto le suole delle scarpe… impronte e capelli, sudore e sangue… e le ossa, il franare delle ossa come sabbia… il collasso della gabbia toracica sotto il peso… e la frattura della scatola cranica come un pigolio
una volta dentro l'uovo c'era un pulcino
noi due saremo felici e domani avremo un bambino, riguarderemo insieme le foto di questo giorno… io capelli come il grano, tu occhi come il cielo, le cugine unite dal sorriso (i fotomontaggi sui rotocalchi… "I top erano bianchi o rossi?" e tu come ti vesti?) le vostre braccia intrecciate (i ghigni del taglia-e-incolla sul web, le gemelle scolpite nella roccia come i presidenti degli States) tu e i bambini, io coi genitori (io, la madre e la tomba) chi dei presenti potrà dimenticare il giorno più bello della nostra vita? (o forse dall'alto mi stai guardando e mi dici: per questo tuo sogno di oggi ti perdono) tu coi miei genitori (è così buona) mio padre ti stima molto ("Che ricordo avete?" "Un ricordo bellissimo") non una maldicenza, non un commento fuori luogo… è proprio una brava ragazza (ma la luce della taverna è chiara o scura?) un delitto senza movente… chi può averle voluto del male? era troppo buona… un bellissimo nome… non tutti riescono a perdonare… molto superiore alla media… a un certo punto della messa, lo sguardo della madre… un dubbio (non sono più così sicura
una nuvola che è subito passata, scacciata dal sole, che ora è di nuovo forte, accecante, sarebbe bastato un soffio di vento (a volte anche il tono della voce conta, una sfumatura) e tutte quelle nuvole laggiù dietro quegli alberi ora sarebbero sopra di noi (una spinta un po' più forte) ci avrebbero guastato la giornata… noi oggi non saremmo così felici come adesso… anche il matrimonio è legato a una piccola cosa, una semplice parola: sì… ma il no è una parola terribile, può annientare una persona in un attimo o anche tante persone… l'afflusso di sangue al cervello, buio e sangue, i muscoli contratti (già alla prima spinta ha ceduto qualche osso, è stato un invito a non fermarsi) un invito a nozze… hai voluto infiocchettare personalmente tutte le bomboniere, ore e ore di lavoro minuzioso con le dita sottili… le tue dita ora incoronate da uno splendido anello (che bello! è troppo per me
da qui prendere la rincorsa e partire veloci con le auto, andare a pranzo tutti insieme, ridere fra un sorso e l'altro (i sorrisi stampati e ristampati, fili di trame intessuti dai romanzieri) ha fatto bene Paola a pubblicare i suoi ricordi: non ha diritto ciascuno di raccontare le proprie storie? devono confezionarle, infiocchettarle e spedirle a casa sempre e soltanto i grandi gruppi editoriali? i maitres à penser? gli opinionisti? i benpensanti? gli psichiatri? i preti? i protagonisti di una tragedia lasciati in pasto ai giornalisti… il proscenio di un  teatro antico trasformato in un'arena con lo scempio dei gladiatori… gli animali che si dividono gli avanzi, se li strappano di bocca… cosa restava al centro del Colosseo dopo la lotta coi leoni? l'unico monumento europeo rientrato fra le sette meraviglie… corrono con le jeep nella savana per riprendere da vicino i pasti delle fiere… l'affondo delle zanne nella carotide… membra disfatte in pozze di
tu da sola su quella scala con la faccia voltata… rimarrai per sempre a testa in giù nel buio (o c'era una luce fioca? di colore indefinito? senti, dimmi una volta per tutte: i tuoi occhi sono azzurri o verdi?) abbandonata da tutti… ("Alla fine non ho osato avvicinarmi, mi faceva impressione") la caduta nel vuoto… la pena degli ultimi momenti, quando ormai l'ultimo colpo diventa un gesto di pietà (chi potrebbe fare del male a una ragazza così?) ti penserò tutta la vita e anche dopo… per queste cose non c'è perdono, non c'è più fine né inizio… la vita ora non finirà più, non ricomincerà da un'altra parte
intanto scendi la gradinata con le damigelle sorelle che ti reggono lo strascico, i parenti così emozionati che applaudono, non sanno come contenere la gioia di un attimo unico irripetibile, le nostre intere esistenze fissate in un frammento di luce (For ever young…) immortalate per sempre (l'ultimo saluto della folla al feretro bianco) "Magnifico il taglio del vestito! La sagoma di un fiore che si apre…" sono di tutti voi, sposo il mondo… questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per la famiglia… "La sposa vestita di bianco è la vittima sacrificale…" dicevi… e lo faccio con gioia… prendetemi tutti… baciata dal sole sulle palpebre, sulla fronte… i raggi che scendono lungo la gola, sul petto, nella scollatura profonda (il sangue prorompeva così abbondante che non capivo più da dove usciva… anche a volersi fermare come fare? le palpebre, abbassandosi, ti calavano nell'ombra, la cantina buia ti aspettava… La cantina buia dove noi… chiudeva le sue mura intorno a te, ti riconsegnava all'indistinto che ti ha preceduta di mille secoli e ancora per mille ti terrà
e lì sugli ultimi gradini qualcosa era cambiato: tu non c'eri più… si vedeva una cosa, non so cosa ("Il colore del viso non lo ricordo." "E' sicuro? Era bianco o insanguinato?" e il vino come lo prendiamo? "C'era del sangue?" "Era bianco, doveva essere bianco per forza, la luce era chiara") fin troppo (Chiara, sei troppo per me) diafana, materia terrosa e molle (gli inquirenti cercano materiale organico sull'intonaco, sullo stipite della porta) ma tu non c'eri più: eri già nel buio, assorbita nel tessuto d'ombra che avvolge l'universo, che ci alita addosso (eri diversa, inquieta, infelice: voglio stare da sola) e a un tratto anche le pareti intorno si sono fatte friabili, sgretolabili (le impronte delle mani insanguinate sulle porte forse le rendono più vere? è per questo che gli obiettivi non fanno che inquadrarle?) forse tutto stava per sparire nel nulla (mi fa un po' paura scendere in taverna, sai? "Mi faceva impressione la tromba delle scale"
ma da quella parte c'è la strada, con i clacson, le auto infiorate, le pellicole impressionate dalla luce, le divise, il tricolore, i microfoni, le mani alzate, le grida ("Viva gli sposi!") gli insulti, i pugni di qualcuno che non riesco a vedere bene in volto… "Eccolo, è lui! E' lui!"

Brad! Brad, gli occhiali! Gli occhiali scuri, Brad, per favore! Guarda di qua! Brad Pitt! Per favore, solo uno scatto, Brad!




                  

Il sonno dei giusti


la gatta imprigionata nell'armadio, la gatta furiosa nell'angolo dell'armadio, la gatta occhio stravolto, verde tagliato di giallo, limoncina, pantera gialloverde rotante impazzita imbizzarrita
biglie lanciate nel vuoto: dal settimo cielo… planava un po' con la pelle… la pelle che diventava ali, ali di un animale brutto e sgraziato come un pipistrello… l'animale che quasi si trasformava in un altro animale per salvarsi…
l'occhio ansimante furtivo cercava nel vuoto, mi cercava, la cagnagatta furiosa, mi spiava. E io la capivo: in fondo sapevo già di...
di dormire non c'è verso… tanto vale cercare di buttare giù quel pezzo che devo scrivere…
quello che si deve superare… è quasi impossibile la sfida della crescita umana: il divincolarsi e l'emanciparsi completo dallo psichismo infantile, così carico di sadismo… l'imprescindibile attaccamento alla madre, l'odiosamata… il doloroso sviluppo di una cosa così abnorme come il cervello umano (con le sue stupefacenti capacità di consapevolezza, immaginazione e compassione in un universo fatto di pietre) Con un cervello così sviluppato, verrebbe da chiedersi come fanno a cessare le cure parentali…
ma d'amblé tutto superato, tutto dimenticato con la migliore delle rimozioni…  un gioco da ragazzi… l'infanzia finalmente lasciata alle spalle come un costume di carnevale… per far fronte a qualcosa d'insormontabile (l'età adulta): nientepocodimeno che conflitti di ogni tipo inerenti ai complicati rapporti con gli indecifrabili esseri della nostra specie, conflitti intricati e intersecantisi all'interno delle società complesse (conflitti mai perfettamente ricomposti neppure nelle migliori famiglie); per non parlare della sempre più impegnativa e sofisticata specializzazione del lavoro, che prevede un'acquisizione di conoscenze millenarie prima di approdare a un progetto… (avere una visione ragionata e complessiva di migliaia di anni di storia prima di poter alzare un dito)
non deve restare niente dell'avidità orale, della violenza impauritapaurosa scatenata contro cose animate e inanimate, contro quel buio che avvolge il piccolo fin dai suoi primi vagiti ed è la sorpresa che l'attende alla nascita: un caos buio di rumori e sofferenza…
niente o quasi… quel tanto che basta per addentare educatamente a tavola alla presenza di sconosciuti una tartina, un'insalata, giusto un piatto leggero…
e niente deve restare neppure della querula, lamentosa dipendenza dal seno  materno… solo una nostalgia profonda, insopprimibile, sempre sedata con droghe di ogni tipo, mai domata (mai incontrato uno che si reggesse in piedi sulle proprie gambe, che non avesse bisogno di una buona dose di calmanti, eccitanti o palliativi per espletare come un qualsiasi animale le sue funzioni)
la sublimazione è solamente uno dei destini possibili di una pulsione, il meno amato, il più faticoso… meglio sudare sui libri o guardare i genitori dal buco della serratura? la perversione va per la maggiore… l'instancabile ricerca di qualcosa di gravemente dannoso… la persona più normale, più media e mediocre non è pur sempre un tossicodipendente? avvelenarsi per quarant'anni con la nicotina… e perdipiù avvelenare anche la moglie che ti dorme accanto, i bambini, i colleghi tuoi subordinati che non possono dirti  "scusi…" no, a un bel biberon di veleno non si può rinunciare… dacci oggi il nostro veleno quotidiano… l'essere umano è quell'animale che gioca con la propria morte… e regaliamogli un bel giocattolo a Natale
da ragazzina stravedevo per i cani e, per estensione, per tutti gli animali… nutrivo pulsioni violente nei confronti delle vecchie impellicciate… pensavo: per questa vecchia racchia quanti animaletti innocenti hanno dovuto morire in modo atroce… anche nei confronti degli obesi avevo sviluppato un odio indescrivibile: quelle persone (tra le più comuni) che mangiano tanto da sformarsi, da rasentare l'infarto fin da ragazzini…
ma tutti i nodi vengono al pettine se parliamo dei vecchi… posso dirlo a ragion veduta: cosa c'è di più disgustoso dei vecchi? il sacrificio di tante risorse e intere specie animali per farli arrivare in età avanzata, acciaccati dai dolori e deformati dai vizi… ma non basta: conservatori, ignoranti e retrogradi…
anche se si nutrono tutti i giorni di carni prelibate, loro ci sputano sopra alla vita, alla natura; anche se il loro benessere si regge sulla fatica, sulla morte di altri, loro ci sputano sopra agli altri…
i vizi che si portano dietro dalla loro infanzia accattona, morbosa, invidiosa non li abbandonano fino all'ultimo rantolo… catarrosi, artritici, diabetici, non smettono di fumare, di bere, di mangiare a quattro palmenti, di andare in auto, in aereo, in crociera… non si rassegnano a lasciare il posto ad altri, vogliono vivere in eterno, ammorbare il pianeta di rifiuti fantasia
alle vecchie generazioni, che hanno ancora potuto godere delle immense risorse del pianeta, cui hanno attinto a piene mani senza pensare al futuro, s'impone un necessario sacrificiola morte d'ora in poi potrà essere decisa compatibilmente con le risorse disponibilifin dall'antichità il suicidio veniva contemplato come scelta etica... noi faremo di più: comprenderemo l'importanza sociale di ogni singolo decesso… trasformeremo la morte da passatempo individuale in bene comune… ma che cosa sto scrivendo?
grazie a dio, un piccolo motivo di conforto… ieri si è spenta naturalmente un'anziana in fase terminale… paralizzata, diabetica e completamente chiusa in se stessa, nella sua lenta decomposizione, da un tumore all'intestino… mi riferivano che desiderava ancora nutrirsi… avrei vomitato volentieri nel suo piatto! dannazione, perché non esiste più la vergogna? almeno in passato erano prescritti periodi di digiuno, di astinenza… arrivava ogni tanto qualche provvidenziale carestia… si era costretti alla morigeratezza…
non sono stata educata a uccidere, questo è il problema… beninteso, a tutto c'è rimedio… forse qualcuno si fa scrupolo di risparmiare la vita a un pollo o a un coniglio già condannati? il mio maledetto umanesimo mi ha sempre distolta dalla logica… ma se vuoi fare del bene, non devi essere sentimentale…  non c'è ragione di trattare con magnanimità questa specie animale criminale, anche se è la nostra… cambiare semplicemente tipo di vittime; con la stessa lucida saggezza: perché è necessario, come pensa ogni giorno chi uccide manzi o maiali, PER IL BENE COLLETTIVO, perché ci sono dei bambini che muoiono di fame (allora perché devi sopravvivere tu, vecchio schifoso? dopo aver sconfitto il tuo meritato cancro, dopo aver superato il tuo provvidenziale infarto?)… MENO VECCHI PIU' BAMBINI… MENO UOMINI PIU' ANIMALI… ne va dell'equilibrio dell'ecosistema… avrà pure qualche importanza… più bellezza, meno rifiuti… più cerbiatti, meno pedofili… la pena di morte si dovrebbe reintrodurre… meno luridi fornicatori… più sono decrepiti e più li vedi a caccia di infermiere, badanti, prostitute…
ma perché questo odio? ci deve essere un motivo personale, magari un trauma specifico… il lavoro di anni e anni in geriatria mi ha logorato fino a questo punto?
un'intera vita da single ha il suo peso… tutti i viaggi inutili da turista per caso… ho importato-esportato irrequietezza a valigiate… Certo, magari ho fatto qualcosa per qualcuno in qualche paese sperduto tanto tempo fa, ma per un breve brevissimo periodo… in fondo sono pigra… ho preferito le comodità… un ospedale non lontano da casa…
tanta buona volontà, in giro per il mondo, ma anche i ben noti meccanismi del divertimento umano: burlarsi dell'individuo lievemente diverso, maltrattare il più sfortunato per star bene con tutti gli altri. Qualcuno deve sempre essere sacrificato…
la cagnagatta prigioniera nel canile… era rimasta intrappolata non si sa come… non nelle gabbie ma in un corridoio chiuso… l'abbaiare dei cani la stravolgeva… per un giorno non s'erano accorti di niente…
ma sì, finiamola anche coi bambini! prevenzione delle nascite assoluta… basta con la specie umana!… questo terribile predatore che ha quasi inferto un  colpo mortale a madre natura (e non si desidera uccidere per prima guarda caso la propria madre?)… oh, l'orribile sentimentalismo! le penose rivendicazioni sociali… come diceva Adorno interpretando Beckett: …la vanità del singolo che accusa la società mentre anche il suo diritto si aggiunge al cumulo dei torti di tutti i singoli…
allora, per cominciare, perché non far fuori questi vecchi matusa che starebbero bene soltanto all'obitorio? una civiltà decadente e improduttiva… arriveranno i barbari prima o poi, speriamo… io sono già una barbara… voglio agire barbaramente… spazzar via un intero reparto di degenti con qualche goccia di sonno dei giusti… distribuire sonno dei giusti a piene mani… è quello che desiderano dopotutto… è quello che vogliamo tutti…
avevo chiuso io la gatta nel canile dove mio padre allevava i suoi cani da combattimento (divertimento ozioso di pochi bacati giocatori d'azzardo, mia madre l'odiava per questo)… pure io non sono altro che una povera sadica… non ho elaborato abbastanza il giovanile sadismo, la mia forza vitale… un po' sì, magari ai corsi d'anatomia o nelle sale operatorie, ma non abbastanza… mi piaceva vederli cadere dall'alto, i gatti, il più delle volte senza farsi male, il più delle volte con un po' di pelle trasformata in ali… la gattapipistrella… la gattacolomba…
da bambina ero una piccola sadica e sono diventata un medico… altri invece sono rimasti dei piccoli sadici, egoisti senza riscatto, cattivi per inerzia… un pigro uso dell'intelligenza: non sapersi mettere nei panni degli altri… e io invece a lavorare, a darmi da fare per dare sempre il massimo…
ho sacrificato la vita per voi e voi che cosa avete fatto per me? Ammazzarvi tutti, accidenti!
basta, domani devo alzarmi presto… non sono ancora preparata per uccidere… l'educazione è importante… l'estrazione sociale, il censo, la ricchezza della mia buona famiglia hanno fatto di me un medico anziché un'assassina… per ora…
mi sto baloccando troppo con i pro e con i contro… ma agire non è pensare… pensare è rimandare l'azione
domani devo alzarmi presto




Il corpo di nessuno


 Il mio neropensare… me lo trascino dietro come un cane fedele (il mio Smorfia morto due anni fa, caro, caro vecchio Smorfia)… Eccoci finalmente dove volevamo arrivare: sul ciglio di un burrone.
Ce ne stiamo così per ore e ore a guardare giù, eh, vecchio mio… Quel fondo che non è più il fondo di niente tanto è lontano... Un'impressione… laggiù dove non si vede. Proprio vero che non è poi così facile toccarlo… Quando si dice toccare il fondo… Qui va già meglio comunque, vero, caro? Questo è un momento bellissimo in realtà, un attimo di respiro per noi due vecchi stanchi. Mi trovo addirittura sopra il mio ponte preferito, la mia autostrada preferita; qui si sta bene. Potrei quasi campeggiare da queste parti in attesa… La caduta libera in sé e per sé dev'essere strepitosa. Perdere quota rapidamente fino a ridursi a un punto, cosa c'è di più leggiadro, di più magico? Un gesto d'umiltà dopotutto. Meglio sarebbe, certo, venir colpita in volo, trafitta come un uccello da un pallino da caccia, nel becco un insetto, il cibo per… Ma che ne sarà di Susan? Che idea! Se l'è sempre cavata egregiamente senza di me, anzi meglio… Il corpo non lo troveranno neanche. Sì, nei paraggi c'è l'auto, ma chi si calerà fin là sotto, in mezzo a quei rovi, a quelle spine? Magari nel frattempo riuscirà a mangiarselo qualche animale. Preferirei. Meglio di un funerale in piena regola con tutte quelle frasi fatte. Soprattutto quel "sentite condoglianze" mi irrita all'inverosimile... Altroché cordoglio, le mie amiche giurerei che saranno contente. Quel senso di sollievo al pensiero riposto: non è toccato a me. "Eppure era ancora giovane… più giovane di me…" Subito i calcoli sull'età, una rapida associazione all'aspettativa di vita… Vediamo… Cosa posso riuscire ancora a fare? E' fuor di dubbio che non ho combinato gran che… La previsione di mia madre: "Meno male che ho tuo fratello, lui non mi deluderà." Lo sconcerto quand'è nata Susan: "… ti rendi conto che non hai neanche finito il liceo? Non riesco neppure a immaginare che ti è saltato in mente… Possibile che ti abbia fatta senza cervello?" Mio fratello è stato più fortunato, grazie… Lui ha avuto l'intelligenza, troppo facile… Facile per lui dire "sei una stupida"… Se una è stupida, cosa deve fare? Se una è stupida, cosa può…? La cosa mi dà persino allegria, se ci penso. Un po' di euforia ci voleva. Cadere mentre andavo in vacanza, durante quel volo a Rio con Bob, per esempio, non sarebbe stato male… Quello sarebbe stato addirittura il momento perfetto…

"Sono una modella… non una principessa, non santa Chiara… modellami come sai fare tu… vediamo se sei buono a qualcosa… che sai fare di me? pura materia, pura apparenza… Sono tutta firmata, non toccarmi. Attento, potresti sciuparmi quella firma!" "Merce fatta persona…" "Ne avevi mai conosciute prima?Quanto pensi che valga una di noi?" "Non ci ho mai pensato, al vostro valore." "Non ho prezzo, come un'opera d'arte. Uno come te non potrebbe mai…" "Chissà, a volte succedono cose talmente strane…" "Sono una ragazza copertina. Sono al top, lo capisci? Sono al top del top. Sono una modella per il viso. Mi chiamano per le copertine: Hai presente le copertine?" "Moneta vivente…" "Ah, mi fai ridere! Moneta io? Sono molto di più, vuoi scherzare? Io sono il corpo, il corpo umano bello come una statua." "Il corpo di nessuno…" "Il corpo che tutti vorrebbero avere." "Intanto si sa che vi ritoccano con photoshop… Il corpo più anonimo, più perfetto e anonimo possibile. Sì, di tutti e di nessuno." "O forse mio e tuo, che ne dici?" "Scusa, puoi ripetermi chi sei?" "Questo è un locale trendy. Sopra, libri e dischi; sull'ammezzato, mostre di fotografia; a pianterreno, moda e aperitivi. Non è carino?… è la nostra happy hour… arriverà un giorno un'happy hour che non finisce mai… Sono e non sono… Sono solo fuori… Sai come si dice, sotto il vestito, niente…" "Interessante, il vaso di Pandora…" "Ti ho mai detto che ho un marito? Di tanto in tanto ci vediamo…" "Devo essere geloso?" "No, fra noi solo public relations… Sarò la tua volta celeste… M'inarcherò sopra di te come un velo di stelle… Era il titolo di un vestito che ho indossato: velo di stelle." "Non ti facevo così poetica." "E' che ho bevuto un po'. Mi gira la testa e nello stesso tempo mi viene in mente una recita scolastica: Guarda il pavimento del cielo… si alza e si abbassa sopra di noi…" "Ma sei anche un'attrice?" "Ho recitato ai tempi della scuola… Ce la faresti a portarmi sulle spalle?" "Ma certo, sei soltanto una modella dopotutto, non pesi niente… Se fossi stata anche un'attrice, allora sì che avrei avuto dei problemi…" "Mi ami perché non peso niente…" "Sei perfetta." "Mi ami perché fingo di essere e non sono." "Amerei l'attrice, non la modella, una piccola parte di te… troppo piccola…" "Ti ho detto che a volte c'incontriamo? E' appena tornato dal Kenya… Fa reportage fotografici: riprende gli animali dalla jeep mentre si sbranano." "Allora vuoi che sia geloso…" "Invece tu vuoi il nulla, nemmeno una piccola parte di me…" "Ne sei sicura?" "A volte ho l'impressione che nessuno mi veda…" "Fanciulla delle mie brame, qual è lo specchio più bello del reame?" "Sul serio, a volte, anche quando tutti mi guardano, mi domando che cosa vedono. Una pubblicità di qualcos'altro, un nome famoso…" "Pubblicità delle mie brame, rispecchiami nel reame…" "Eh eh… lupus in fabula…" "Su, dimmi ancora qualche tuo difetto, qualche piccola debolezza. Magari riesco ad azzannarti meglio…" "Difetto? Sono un'atleta io, un'atleta delle passerelle. Sono sana come un pesce. Stupida e sana, non sei contento?" "Per essere solo un'atleta delle passerelle, trovo che dici cose intelligenti." "E io trovo che quell'aria da bravo ragazzo che porti addosso ti sta d'incanto. Dove l'hai comprata?"

Se le cose non capitano al momento giusto, bisogna portarle a termine dopo, quando è più difficile. Susan... molto semplice: non ho abortito perché non me ne sono accorta in tempo… "Come hai potuto? Come hai fatto a non accorgertene?"… Sempre avuto il ciclo irregolare. Dopo ch'è nata, mi rifiutavo di prenderla in braccio… poi il tentativo di disfarmene. E mia madre: "La terrò io. Tu non farti più vedere."

"Non ti fidare di me. Ti ho detto che ho un marito, no? Io non ti merito. Vattene! Voglio che te ne vada!" "Ma, Viola, non fare così…" "Ho abbandonato mia figlia." "Che dici?" "Sono rimasta incinta a diciott'anni. Volevo lasciarla in un istituto, ma mia madre s'è opposta. Ha detto: 'Me ne occupo io,' e non ha più voluto vedermi." "Riprenderemo tua figlia." "E' troppo tardi, Bob. Ha più di dieci anni ormai. Nemmeno mi riconoscerebbe." "E tuo marito? Non avete mai pensato di fare qualcosa?" "Rudy? Perché credi che mi abbia fatta diventare una modella? Gli sono servita per lanciare la sua agenzia fotografica. Mi ha usata e basta." "Ora è diverso." "Ma non capisci cosa sono? Sono un mostro! Sono un'egoista! Lasciami stare!"

"Voglio restare da sola!" mi pare ancora di sentirmi. E la sono rimasta infatti. Buon per lui. Che farà adesso? Sarà ancora vivo? Avrei voluto vederlo dopo la morte della mamma, quando Susan è tornata… "Non ti avevo immaginata così…" Non avevo ragione? Quando è entrata in casa: "Sei diversa da come pensavo…" "Tua nonna non ti ha detto che sono… che sono stata…?" "Non mi ha raccontato niente di te." Neanche le mie foto le aveva mostrato... Su tutte quelle copertine… In punto di morte non ha voluto vedermi. "Vergognati! Con un uomo sposato… Che brutto scherzo mi hai fatto…!" E adesso che è di nuovo con me, l'abbandono un'altra volta… Sono quella che tira brutti scherzi, io... Corvi in formazione da caccia… Sì, in pasto a loro va bene… La terra alla terra, gli animali agli animali… Il ponte di ieri forse era migliore?  No, offriva meno spunti. Il salto dev'essere alto, altrimenti… Non vorrei rischiare di salvarmi. Lo sfracello assicurato… Anche i pezzi sparsi dappertutto non sono male… Li rimetteranno insieme gli uccellacci del malaugurio… nel loro stomaco… Eh eh… la mia tomba nella pancia di qualche animale selvatico… All'inizio non riuscivo neanche a guardarla. Mi dissero che era molto piccola come neonata… Sfido! avevo quasi digiunato per l'intera gravidanza, temendo d'ingrassare. Cercavo un punto del marciapiede nei pressi di una chiesa altroché istituto…! Mi vergognavo all'idea di parlare con qualcuno… Cercavo un punto del marciapiede oppure un cassonetto? Non ricordo nemmeno… anche capace di abbandonarla in un punto pericoloso della strada… non mi rendevo conto, come in trance… e mia madre che mi scorge dalla finestra (ero così rimbambita che neppure pensai di allontanarmi da casa): "Viola, che fai? Torna subito indietro!" Io che non udivo… non sentivo niente, neanche i rumori della strada… "Fermati lì! Scendo a prendervi!" Io che sudavo freddo in preda al panico… Perché avevo in braccio quel fagotto di stracci? "Che fai? Dammi la bambina! La terrò io. Tu stasera te ne vai… E non farti più vedere!" Cercare il punto migliore da cui saltare… no, non buttarmi, semmai lasciarmi cadere, come se un uomo mi baciasse sul collo… scivolare… Sono abbastanza lontana da casa… potrebbero anche non ritrovarmi… evitare tutte quelle frasi fatte… "Che bella donna era in gioventù… Ultimamente però viveva sola, chissà perché… si era ritirata dalla vita mondana… Certo era invecchiata… Si era lasciata andare… Peccato, per una donna così…"

Il cielo che ballava sotto di noi, alle stelle girava la testa…
"Guarda, una stella cadente! Andiamo proprio sul limite del precipizio, vuoi? Da lassù si può scorgere tutto il panorama…" "Tu che desiderio hai espresso?" "Non si dice altrimenti non si avvera…"

Era morire senz'accorgermene… Lui avrà pensato vivere con te, io invece morire senz'accorgermene… Strapiombo delle mie brame, chi è la più snaturata del reame? Mia madre se n'è andata senza una parola… Ha salutato Susan, Susan l'ha salutata… Ha parlato con mio fratello, a mio fratello ha voluto parlare…

"Peccato che sia così buio… Mi piace scrutare il fondo di un baratro… Lo fai mai? A volte vengo qui anche da sola, di giorno…" "Vieni qui sola e pensi…" "Penso a che cosa deve provare una stella cadente…" "Hai questi pensieri?" "Tu mai?" "Di rado… Ma tu puoi permettertelo… Sei così bella che persino la morte ti sorriderà, quando sarà il momento, fra tanti tanti anni…" "Tu credi?" "Ma certo! Di fronte a un così bel visino, a questi splendidi occhi, a questo tenero collo un vecchio signore cosa vuoi che pensi? 'Mi piacerebbe sfiorarli con un bacio…'"





Racconto a faglie


A=Antoine                               
F=Floriana                               
U=Ugo 


A   Lei era qui e poi lontana. Qui. Qui e lontana. Dove ora?

F   Il suo ultimo sguardo è tutto nero. Parte il tram ma lui è fermo. Io mi muovo e lui è fermo. Però è lui che va via. Lui sta fermo a ricordare, a ricordare. Vuole già fare ricordo.

F   - Antoine, siamo rimasti soli. Sai, Antoine, siamo morti.
A  - Non sei morta tu. L'hai solo ucciso.
F   - Credi? Non sono mai riuscita.
A  - Ogni volta che vi riesci restiamo così: incerti.
F  - E pensi che lui non mi abbia mai fatto nulla? Pensi che avessi altra scelta?

F   Lui ha smesso di guardarmi. Si è portato via il suo ricordo ben incartato.

A  Lei ruotava intorno a me come una luce. No, stava su di me come un tramonto. Io ero al tramonto di lei.

U   Sono caduto su me stesso. Sono caduto senz'aspettarmelo. Vorresti vedermi a terra, tra mucchi di rifiuti.

F   - Ci eravamo già visti morti, sai, Antoine? Una volta è accaduto. Era addormentato sul mio grembo, ma sembrava vecchissimo e da un'altra parte della vita. L'ho immaginato pallido nella tomba. Tu mi hai mai visto così?
A   - No, Floriana.
F   - Quanto tempo è che siamo qui? Da quanto ci siamo incontrati? Eppure egli era la mia vita: avrei voluto essergli legata con manette invisibili. Forse sono ancora con lui. Ho visto qualcosa come la morte con lui, la fine di tutto, anche di me stessa. Vuoi sapere che cos'era per lui la morte? Innamorarsi di un uomo. E per me: essere divisa. Così è stato.

A   - A cosa pensavi in quel momento?
F   - Le palpebre erano giù, più giù che se fossero semplicemente chiuse: una bambina me le dipingeva. Le mani, le sentivo nelle mani di un amico. Le ginocchia, nell'erba.
A   - Io non ero con te?
F   - Tu sei stato con me solo la prima volta che ci siamo incontrati.
A   - E perché non più?
F   - Non so, ti ho perso. Perdo tutti.
A   - E lui?
F   - Lui sono io.

F   Essere riversa, i capelli nei boschi                    A  Averti riversa, le marghe-                   
      in cui ho corso; essere negli occhi capo-               rite delle tue risa nelle
      volti di animali impazziti, nella notte                 mie mani, le tue grida
      che scende; le caviglie allacciate come                  strappate come sfilacciare
      radici.                                                                            legno.

F   Ho visto il vuoto. Per me l'inferno era amare una donna ed egli era una donna per me. La sua voce si addolciva solo quando parlava del giovane amato. Allora anche gli occhi diventavano di cerbiatto e le mani delicate. E diceva racconti bellissimi di attimi in cui riusciva a guardarlo e le dita, per errore, s'incontravano.

U   Dalla memoria mi scompaiono le persone. E' strano. Ricordo solo i luoghi, la crescita, i miei atti. Forse questa è una punizione per me: non ritrovare nessuno cercando col pensiero. E anche: continuando a vivere, non incontrare più nessuno. Solo te ho incontrato. Solo tu sei rimasta: per dimenticarmi.

U   - Da quando non penso più a nessuno, pur ricordando però distintamente tutte le mie azioni, sto decisamente meglio.
F   - A me pare, invece, che tu non faccia altro che mangiare le tue stesse feci.
U   - Da quando non provo più niente per nessuno di quanti ho conosciuto, non è più nemmeno possibile una forma di prigionia. I paesaggi, li ricordo. Le rocce sotto la luna, le coltivazioni di rose, il mare che non parla, la notte che non parla... Io che vado solo in tutta quella notte. Se penso com'è stato difficile sapere che esisti...
F   - Non te ne sei mai accorto in realtà: ti sei innamorato solo del mio amante. Ti ho portato l'immagine di un altro.
U   - Ma se non lo ricordo neanche! Non so nemmeno se il suo volto era diverso dagli altri o simile a quello di tutte le statue di adolescenti. Mi chiedo perché ci sei ancora tu qui, insopportabile.
F   - Non devi sentirti a disagio. Anch'io da piccola amavo una bambina dagli occhi di giostra.
U   - Perché dagli occhi di giostra?
F   - Perché i bambini amano così, per un gioco più triste, senza innamorarsi.
U   - Parlami di lui piuttosto. Com'è?
F   - Il suo modo di distruggere consiste in una graduale sottrazione di entusiasmo. Egli desidera sfibrarmi come un filo d'erba tra i denti.
U   - Anche tu hai cercato di ridurmi ad alcuni elementi semplici e primari: distese di rose più notte solitaria uguale Ugo, hai pensato. Credevi di tenermi insieme così, con una semplice addizione d'informazioni su di me e di ricordi. Oppure di scompormi, secondo il caso, in alcune sequenze: notte, silenzio, urlo, passeggiata; urlo, silenzio, silenzio, silenzio, urlo; e così via. se non fosse che io non sono reperibile neanche a me stesso, e nemmeno ricordabile.
F   - Ma perché ami un uomo che neppure conosci anziché me?
U   - Perché lui almeno si guarda bene dall'avvicinarmi e mi lascia in pace.

F   C'è una bambina. Ne ama un'altra. La sera, quando le madri fanno la spesa e i negozi hanno la luce elettrica,si parlano d'amore in un loro linguaggio segreto. Rifanno le parole delle madri. I loro occhi sono tristi come giostre che girano vuote.

U   Tra i luoghi che non ho dimenticato c'è la casa in costruzione tra i cui rami interrotti saltellavo da bambino alla ricerca di stanze invalicabili.

A   Sei al mio fianco, di fronte o mi dai le spalle? Non riesco a capire dove sei. Sei sospesa sopra di me? Davvero non riesco mai a vederti distintamente. Penso che tu non sia qui. Ecco, questa è la supposizione che faccio più spesso. Si tratterà solo di un disturbo dell'orientamento. Non riesco a trovarti.

F   - Non riesce a trovare più proprio nessuno, sai, Antoine? Lo stavo uccidendo ma mi sono fermata perché non si ricordava chi ero. Di conseguenza, sarebbe stato inutile. Ora dobbiamo solo aspettare che muoia da solo.
A   - Non è possibile che muoia. E' sempre stato presente: lo ricordo da sempre. Hai cercato di ucciderlo senza riuscirvi.
F   - Egli è per me il punto, passato il quale, il mondo non esiste più. Mi conduce a smarrirmi nella notte. Mi fa solo smarrire. L'ho inseguito per mari e oceani, e lui sempre a innamorarsi dei miei amanti. Sì, come una Penelope al contrario, o una donna al contrario. Ma non ho trovato niente, mai niente, ovunque egli sia stato.

U   - Perché le giostre su cui andavate da piccole erano vuote?
F   - Eravamo sempre sole. Eravamo sempre solo noi due.

F   In un angolo del mio occhio c'è un omino nero che mi aspetta. Mi aspetta dietro l'angolo per uccidermi. Sono giorni che è lì: lo sto osservando.

U   Anche Floriana è unaterra, forse: una terra, non un paesaggio. Ecco perché è ancora presente... Una terra umida e grassa.

F   - Forse, Ugo, ogni persona è per te un paesaggio: devi semplicemente asssociare l'una all'altro.
U   - Non riesco. Diventa sempre più difficile. Ho provato, davvero, ma è impossibile. Anche tu stai diventando per me una terra: fredda e acquitrinosa. Non sei già più nessuno. Ogni mio gesto l'ho compiuto da solo, non con altri.
F   - E' assurdo.
U   - A volte, però, ho come l'impressione di affondare sempre di più nella fanghiglia tenace con cui mi circondi. Voglio estrarmi ma non vi riesco.

U   E' solo un deserto dopotutto. Si uscirà anche da qui. Ne ho attraversati altri.

F   - Che cosa trovi in lui? E' solo giovane. E ascolta. Ricorda tutti i miei passati e i tuoi. Sta sempre ad ascoltare. Vuole sapere. E' questo che chiedi: che qualcuno ti porti in sé come un bimbo?
U   - Non continuare a parlarmi di una persona che non conosco.
F   - Non lo conosci ma lo ami.
U   - Lo amo per come l'immagino, ma non parlarmi di lui.
F   - Tu vuoi la sua pazienza, la sua dolcezza di madre.

U   Nel deserto non ci sono bivii. E' una fortuna per me che non amo i dilemmi. Si cammina e basta. Nella sua sabbia rosa vado incontro al mare. No, non credo ci sarà più ad attendermi. Una volta esisteva, ora se ne avverte solo l'assenza: è mare prosciugato qui. In alcuni momenti tutta questa sabbia ne conserva il riflesso e pare di essere tra un'onda e l'altra, che però non si accavallano, non si cimentano per soverchiarsi, e si mantengono alla giusta distanza. E' un mare immobile, che si è ucciso, qui.

F   - Rammenti quando hai voluto vederci insieme, me e Antoine?
U   - Ho solo immaginato che avvenisse, ma non è mai accaduto.
F   - Sì, invece. Mi tenevate ferma. Mi avete fatto male.
U   - E' una delle tue fantasie. In realtà né io né Antoine pensiamo mai a te.
F   - A cosa pensate allora?
U   - Forse alle cose che accadono veramente.
F   - O che non accadono. O che stanno per accadere.

F   Deve certo possedere lui le chiavi per i lucchetti che mi stringono le vene: le vene, non i polsi, poiché è il flusso di vita che scorre dentro di me che desidera controllare o far tornare indietro, affinché non si espanda. Apre e chiude a suo piacere la diga che ha costruito al livello del mio sangue per frenarne la corrente, a seconda che desideri farmi morire o farmi vivere, accelerare di poco il ritmo del mio respiro o sospenderlo o arrestarlo.

A   Tu che sei dentro questa cosa che si chiama "amore", tu che sei vicina, tu che sei con me; qui; ora; dentro queste cose che ci isolano; perché non ti vedo? perché non mi chiami? Dov'è che sei con me? Dentro che cosa?

F   - Ti ho visto bruciare gli insetti entrati per errore dalle persiane. Sei un mostro.
U   - Loro non soffrono. Non è così che si soffre. O forse non si soffre mai abbastanza.

U   Dopo il mare arrivo in una valle scura. E' solo di roccia nera e la temperatura è fredda.

F   Uccidere anche Antoine... E' così freddo. La sua freddezza è insidiosa. Se ne sta lì come spettatore pure lui. Vorrebbe vedere "tutto".

F   - Ora desidero uccidere anche Antoine. Perché? Ero con lui ieri sera. Mi parlava, ma io non ascoltavo. Pensavo solo a come spezzargli il respiro.
U   - Ormai penso che nessuno presti più attenzione ai tuoi vaneggiamenti.
F   - Il fatto è che lui è tuo complice. Mi tenete prigioniera. Chissà, forse ti ama e non me lo dice.
U   - Non continuare a dire sciocchezze. Come ci saremmo conosciuti, sentiamo.
F   - Dite che non volete conoscervi, ma una tacita alleanza vi unisce.
U   - Certo, nessuno di noi vorrebbe mai vivere con te. E' ciò che più temiamo entrambi, immagino.
F   - Ne sei sicuro?
U   - Parlami di lui se proprio non riesci a tacere.
F   - E' un ragazzo amabile. Buono e generoso. Forse egli, al contrario di noi, è capace di amare.
U   - Sei tu che l'hai inventato, sei tu che lo ami.
F   - Lui ha inventato me.
U   - Sì, qualcuno deve continuare a pensarti, che non sia io; altrimenti perché saresti qui?

A   - Vorrei che tu mi fossi sorella. Vorrei che qualcuno mi fosse fratello o amico a questo mondo. Vorrei costruire qualcosa con te.
F   - E' impossibile quello che dici, Antoine, anche se molto romantico. E se fossimo due fratellini che cosa potremmo fare: giocare insieme?
A   - Ho detto: costruire qualcosa insieme.
F   - L'unica cosa che puoi fare con me è uccidere Ugo. Io provo solo desiderio di uccidere.
A   -  E' assurdo che continui a odiare una persona che non ti ha fatto niente di male in fondo.
F   - Dà fuoco agli insetti, sai, Antoine? L'ho visto nella sua casa, da solo, eliminare ogni forma di vita con inspiegabile crudeltà. 
A   - Dovremmo riuscire a pensare a qualcosa che non sia la morte.
F   - Io sono una giostra per voi, una giostra su cui si è sempre soli.

F   - Tempo fa amavo una bambina sola come me. E tu perché lo ami?
U   - Forse ci comprendiamo.
F   -  Egli è molto diverso da te.
U   - Penso che potrei dominarlo, se volessi.
F   - C'erano quelle stanze in cui ci si chiudeva. Era così?
U   - Sì, così anche per me in collegio.
F   - Ma tu con chi eri?
U   - Un ragazzo che ora non c'è più. Non ricordo che cosa gli è successo.

A   Ora le cose mi si sono spostate. E' per questo che non le vedo più e non le sento. Si sono spostate da dentro di me.

F   - La mia infanzia è questo: amo mia madre e lei non mi ama.
U   - E' per tutti la stessa cosa.
F   - Cosa aspettiamo a ucciderci? Non sopporto più l'angoscia che provo prima di addormentarmi. E non sopporto più di vivere solo di notte.
U   - E' una tua scelta.
F   - Quando l'abbiamo deciso?
U   - Tu hai deciso di non condurre più una vita normale, ma irreale, forse: dormire di giorno e uscire solo di notte, o meglio, incontrare la notte o me o Antoine, che ci siamo adattati, invece.

F   - Volevo vivere in modo più vero. Essere più sincera.
U   - Ti sei scelta una vita impossibile: avere due amanti, vivere di notte, uccidere chi ti pare... Ora non riesci a tornare indietro.
F   - Neanche tu ci riesci.

A   Riuscire a essere un filo d'erba: dovresti tentare questo. Non c'è altro modo... Davvero non c'è altro modo...

F   Tutto ciò che desidero è percorrere questa strada a piccoli passi. Lui m'ha lasciata in un punto della città che ben conosco: è la mia solita strada di sempre; però sento di riuscire a camminare solo molto lentamente. Piano. Così, piano...

U   Ormai c'è soltanto il buio. Ormai solo il buio è possibile. Qui dentro.




1 commento:

Marianna Sinacori ha detto...

ho letto tantanta tristezza , ma sei molto bravo/a complimenti!