lunedì 19 marzo 2012

La città ctonia

Incipit di un mio racconto sul tema dell'utopia

“Il deserto cresce.” (Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra)
“Pensare significa oltrepassare.” (Ernst Bolch, Il principio speranza)

Questo il mio tran tran quotidiano: la sede del lavoro è poco distante dal mio isolato, ma è solo un punto di partenza; giro in moto per le consegne per molte ore, poi c’è il tempo da dedicare a internet a casa. Rientro la sera nel mio monolocale dopo un’ultima puntata al supermercato. Qui mi aspettano cena, televisione e letto. 

Le uniche vivissime gioie, quando incrocio, casualmente per strada, volti di donna. Da loro mi aspetto sorrisi e anche più… Come quella bruna che incrocio a una cert’ora tutti i giorni e mi pare accenni, sulle labbra mute, proposte oscene. 

Le cassiere del supermercato sono tutte uguali. Tutte brune e identiche, come clonate o robotizzate. Strano, in genere le donne tendono a differenziarsi: anche se indossano un grembiule o una divisa, tendono a raccogliersi i capelli, per esempio, in modo diverso; se hanno lo stesso taglio e colore, li tingono diversamente o puntano fermagli… Per non parlare del trucco: il trucco è la loro anima: sfoderano artigli laccati, ciglia azzurre, orecchini e pietre che per loro hanno tutto un significato recondito… Le cassiere di qui invece paiono contente e contenute: il viso acqua e sapone, appena un velo di crema colorata, dentatura perfetta schiusa in sorrisi di pura cortesia. Appagate persino dall’essere lì, incatenate a una cassa per una giornata intera, a vedere sempre le stesse cose, a scambiare sempre le stesse parole. E incredibilmente soddisfatte all’idea di essere riuscite a sembrare tutte uguali, sorelle, suore. 
Eppure, più le guardo, più m’intrigano. Sono come il doppio fisico delle immagini pubblicitarie: uno stesso prodotto di punta rifatto mille volte, una stessa cassiera modello replicata mille volte. La ridondanza, versione decorativa dell’abbondanza, attrae. 

Nonostante la mise castigata, da padrona di casa perfetta, il rivederle la sera, prima di prepararmi da solo sui miei fornelli la cena, un po’ mi rincuora. Mi fa pensare persino a una specie di fedeltà. Tutte insieme sono la donna che mi aspetta a casa dopo il lavoro. 

Uno di questi sabati ho fatto un salto ai grandi magazzini del polo opposto della Città. Cercavo qualcosa che potesse piacere a ET, che potesse farla sorridere: quando c’intravediamo in giro per la casa, fra un turno e l’altro, è sempre imbronciata. 

Le commesse erano identiche fra loro come nel mio quartiere, ma ispirate a un altro modello di donna, ancora più angelico e severo. Sguardo assente, gesti distratti, pelle diafana, si aggiravano fra gli scaffali con sovrana nonchalance come nelle stanze di un castello o nelle regioni delle Luna, dove gli uomini avessero perso, a causa loro, la ragione ed esse conservassero tutte quelle ragioni perdute, in ampolle di vetro allineate e rigorosamente catalogate, talvolta osservate con sguardo interrogativo negli immensi pomeriggi di noia. 

Speciali alberghi del sesso simili a castelli d’Atlante soddisfano tutte le esigenze dell’erotismo. I frequentatori e le frequentatrici non sono mercenari ma liberi di passare la serata fra discoteca, bar e camere, a scelta. Tuttavia, nonostante i numerosi luoghi d’incontro e di festa, le differenze fra uomini e donne si sono approfondite, tanto che i sessi conducono il più delle volte vite separate. Nel tempo libero l’uomo gioca, mentre la donna crea (anche se si formano talvolta coppie di uomini tese alla procreazione: i loro figli sono adottivi o fecondati in vitro, ospitati per un certo periodo della gestazione in uteri in affitto). Spesso in quest’ultimo caso, per scelta condivisa, i genitori si considerano tre anziché due. La società investe molto sulla tendenza innata nelle donne al prendersi cura e allevare. Rimasta incinta, la donna è mantenuta e sovvenzionata per cinque anni dallo Stato. Nel caso sia ancora molto giovane e desideri andarsene dalla famiglia, le viene assegnato un appartamento di proprietà (il suo diritto alla casa è semplicemente anticipato dal momento che, insieme con il diritto al lavoro, è riconosciuto a tutti al termine del periodo di formazione). 

Nonostante le apparenze, l’attività ludica del tempo libero, prevalentemente maschile, non è da sottovalutare, poiché non di rado ha fornito l’occasione di scoperte e innovazioni tecnologiche. 

Gran parte del tempo è infatti occupato dal lavoro, ma chi non ha famiglia e ha terminato i corsi di studio dedica ciò che rimane delle sue giornate e serate a giochi di tutti i tipi, che si sono rivelati talvolta un utile esercizio per l’intelligenza: giochi mentali, di società, di ruolo eccetera. Soltanto in pochi continuano il vero e proprio processo di acquisizione culturale protrattosi nel lungo periodo di formazione. Gli studi sono stati per tutti ampi e articolati, comprendenti diverse discipline, e hanno richiesto molti anni per via del passato ultramillenario che abbiamo alle spalle.

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